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SUMMARY:Il rosso è vendicativo di Alessandra Gasparini
DESCRIPTION:In occasione dell’apertura della nuova stagione espositiva\, nel contesto dell’evento START – la notte bianca dell’arte moderna e contemporanea\, la Galleria Rossetti propone la mostra personale “Il rosso è vendicativo” di Alessandra Gasparini\, un’artista poliedrica che\, con il suo talento\, si fa emblema della libertà d’espressione e dell’apertura verso la conoscenza e l’istinto. \nAlessandra Gasparini possiede un mondo\, dentro\, così imponente e così gremito di suggestioni e di immagini che quando sgorga sulla tela vi si distende in narrazioni complesse\, ricchissime\, impossibili a cogliersi al primo sguardo. Dipinti dalla costruzione lenta e minuziosa\, impeccabili nella concatenazione dei nessi logici e\, tuttavia\, pregni di un’istintualità che non passa inosservata\, di una creatività selvaggia\, indomabile\, che è poi l’ingrediente dell’incanto.  \nProtagonisti della pittura di Gasparini sono i bambini. Mai scelti a caso\, belli di una bellezza niente affatto leziosa ma piuttosto aspra\, ruvida; bambini che non hanno ancora perso la capacità di credere in sé tipica dell’infanzia\, il senso di onnipotenza che inchioda l’adulto alla relatività delle proprie convinzioni. Non ancora umani\, come li definisce l’artista\, certamente non ancora addomesticati dalla maschera dell’adultità. \nUna delle particolarità uniche dell’artista è il suo diletto nel proseguire la narrazione aggiungendo un pezzo della storia dietro la tela intelaiata. E’ lo spazio della libertà\, lo sberleffo alla limitatezza dei confini della tela. Nella vetrina principale verrà posizionata un’installazione con il dipinto “Avevo una sedia”\, sul retro del quale una ragazzina nuda appare rannicchiata su una seduta\, meditabonda su come usare il grande barattolo di pittura rossa che tiene accanto a sé. Lì vicino la scritta: “Quando il rosso chiama è meglio assecondarlo. Il rosso è vendicativo”.
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SUMMARY:Enigma Tiziano di Chiara Montani
DESCRIPTION:“Enigma Tiziano” di Chiara Montani – Garzanti Editore\, un romanzo storico ambientato durante la seconda guerra mondiale che\, mediante l’avvincente storia di Aida\, sviscera con profonda passione e maestria la genialità del grande maestro Tiziano Vecellio\, noto semplicemente come Tiziano. \n“Aida è una restauratrice e la sua missione diviene quella di riportare alla luce il dipinto che intuisce essere nascosto sotto l’anonima superficie. Ciò che scopre va oltre ogni aspettativa: mai avrebbe immaginato di trovarsi davanti a un autentico Tiziano.” \nGiovedì 11 Aprile la scrittrice Chiara Montani sarà presente in galleria per raccontare di persona il suo libro\, che affronta numerosi temi\, tra cui il pericolo a cui sono state sottoposte\, oltre le persone\, anche le opere d’arte. E’ stato possibile organizzare questo evento grazie a Enrica Perilio\, curatrice di servizi museali\, che presenterà e condurrà l’incontro. Ospite speciale della serata la critica e storica dell’arte Giovanna Rotondi Terminiello\, la cui presenza sarà fondamentale in quanto testimone della brutalità di quel periodo storico e\, come amante dell’arte\, ci racconterà di persona la sua storia\, affine a quella della protagonista del romanzo. \nVi aspettiamo dunque giovedì 11 Aprile alle ore 18.00 per parlare del libro “Enigma Tiziano” di Chiara Montani e delle testimonianze della critica e storica Giovanna Rotondi Terminiello. \n  \nChiara Montani\nChiara Montani\, architetto di formazione\, ha lavorato nel campo del design\, della grafica e dell’arte\, esplorando varie tecniche e materiali\, e partecipando a esposizioni in Italia e all’estero. Specializzata in arteterapia\, conduce da anni atelier sulle potenzialità terapeutiche del processo creativo. \n  \nGiovanna Rotondi Terminiello\nStorica dell’arte\, si è occupata di tutela\, conservazione\, restauro e valorizzazione delle opere d’arte come dipendente del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nel cui ambito ha operato a Genova ricoprendo dal 1967 al 1997 il ruolo di soprintendente per i beni artistici e storici della Liguria. In tale veste ha diretto campagne di restauro\, organizzato mostre sulla civiltà artistica genovese in Liguria\, in Italia e all’estero\, fondato ed allestito musei (come la Galleria Nazionale della Liguria e i Musei diocesani di Albenga e Chiavari)\, curato cataloghi di mostre e atti di convegni scientifici da lei promossi. Dal 1996 al 2006 è stata professore a contratto di Storia e Tecnica del restauro presso l’Università di Genova (indirizzo di laurea in Conservazione dei beni\nculturali). Dal 1996 è presidente della giuria del premio nazionale “Arca dell’Arte. Premio Rotondi ai salvatori dell’arte” (riconosciuto legalmente dallo Stato nel 2009). E’ autrice di numerose pubblicazioni su argomenti di arte medioevale e moderna\, tra cui il catalogo scientifico delle collezioni d’arte della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia. Attualmente collabora con l’Università popolare UniAuser di Genova. \n>> GUARDA IL VIDEO DELL’EVENTO <<<
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SUMMARY:L'Io e L'Es di Evita Andújar
DESCRIPTION:Venerdì 5 aprile 2024\, negli spazi espositivi della Galleria Rossetti\, avrà luogo l’inaugurazione di “L’Io e l’Es” la nuova mostra dell’artista andalusa Evita Andújar. A tre anni dal grande successo dell’ultima mostra ospitata dalla Galleria Rossetti\, l’artista torna ad esporre le sue opere a Genova\, presentando dipinti inediti e realizzati appositamente per la terza esposizione che la galleria dedica all’artista. \nLa mostra aprirà al pubblico venerdì 05 aprile dalle ore 18.00. Fino al 05 maggio 2024\, l’esposizione resterà aperta negli orari di apertura della galleria. \nIl fulcro delle ricerche di Andújar si snoda attorno a una personale rappresentazione delle istanze teorizzate dallo psicanalista più influente al mondo\, Sigmund Freud: l’artista abilmente traspone e concilia sulla tela il rapporto tra l’Io\, la componente consapevole della nostra personalità\, quella con cui ci presentiamo al mondo\, e l’Es\, la nostra parte più profonda\, l’insieme di pulsioni e istinti nascosti. \nTESTO CRITICO DELLA MOSTRA L’IO E L’ES DI EVITA ANDUJAR\n“In questo momento storico cruciale per la storia delle immagini\, agli albori di un’epoca dove qualcuno vorrebbe lasciare alle macchine e all’intelligenza artificiale il compito di costruire il bagaglio iconografico del nostro futuro\, la pittura\, paradossalmente\, sembrerebbe il medium forse più adatto a reagire a una simile situazione e a fornire inedite capacità di reazione e di riflessione di fronte al bozzolo iconico che avvolge la nostra vita immersa nelle reti digitali. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nEvita Andújar appartiene di diritto alla recente generazione di pittrici e di pittori che si confrontano in modo innovativo e coerente con gli stimoli visivi e intellettuali provenienti dalla rete e\, in particolare\, dai social network\, lavorando con coerenza e rigore su alcune questioni centrali che segnano il panorama del nostro presente e di quello che sarà il nostro futuro. \nÈ molto interessante\, peraltro\, notare come in questo nuovo contesto delle arti visive si trovino molte pittrici che lavorano attraverso visioni differenti nella loro complessità e nella loro forza incisiva. \nAndújar possiede oltretutto il vantaggio di un lavoro rigoroso e strutturato su una salda capacità stilistica derivante dalla sua lunga esperienza nel campo del restauro (spesso in cantieri molto importanti) e dai suoi studi compiuti in Spagna con Antonio López García\, uno dei maggiori pittori viventi\, di cui non sembra essere un’epigona ma del quale sembra avere proseguito le riflessioni sul dialogo attivo tra pittura e fotografia. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nLA TECNICA\nNon a caso\, l’artista si serve di una stesura pittorica che riesce a unire l’esattezza alla rapidità\, la fluidità al nitore dell’immagine\, concentrando con efficacia l’architettura e la pulsazione cromatica dei suoi quadri\, declinati sempre con una sintetica capacità di captare gli elementi portanti della stesura coloristica che costruisce la forma in modo nitido e vibrante. \nAndújar usa dunque il suo talento pittorico per la sua ricerca ready-made sull’universo di immagini che si accumulano nella rete\, scegliendo con cura fotografie\, tratte in particolare da Instagram\, di ragazze sconosciute che poi manipola e trasforma con i pennelli e il colore sulla tela. \nLa pittrice sfida con intelligenza la banalità di certe immagini e le trasforma in un approfondimento che ha la forza riservata alle opere d’arte e alla loro capacità speciale di penetrare e di interpretare le sfaccettate realtà del mondo che condividiamo. \nQuesti dipinti hanno sono contraddistinti difatti da un’apparente felicità cromatica\, collegata alle loro fonti di provenienza\, che Andújar riesce a coagulare nelle sue traslucide tessiture pittoriche che però lasciano trapelare un evidente senso di inquietudine\, un elemento stridente che insidia la leggerezza e il narcisismo delle (auto)rappresentazioni che si susseguono su Instagram. \nPertanto\, l’artista\, deliberatamente\, ruba i selfie delle ragazze delle sue tele\, ma la sua operazione però non è di semplice e banale saccheggio e la sua pittura ottiene lo scopo di dare una dimensione contemporanea al tema secolare del doppio\, di un alter ego possibile che si sovrappone alla nostra personalità. \nLe giovani donne di queste opere sono infatti colte nella loro dimensione privata e sdoppiate\, come in un rispecchiamento o\, meglio\, un riverbero del loro volto\, che riecheggia nelle opere come una sorta di (voluto) disturbo di quella perfezione che le foto originali avrebbero voluto trasmettere. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nLA RICERCA\nIl senso di questa ricerca sembra dunque quello di dare forma e significato allo sdoppiamento delle nostre vite\, sospese tra realtà e virtualità\, in una fusione dove la (presunta?) verità della “vita reale” sembra smarrirsi spesso nello spazio della rete e dove le molte realtà possibili aumentano a dismisura in un labirinto infinito di rappresentazioni. \nL’Io e l’Ombra si affiancano allora nel teatro degli autoritratti rubati e manipolati\, le personalità si confondono e si moltiplicano spingendoci a chiederci quali siano le identità e le alterità di questi quadri\, se le persone che ci osservano esistano davvero o se siano solo ologrammi proiettati nei social network. \nL’opera di Andújar ottiene però un risultato ulteriore e più profondo\, quello di rivelare gli enigmi che si nascondono dietro i selfie rubati\, di donare una dignità e una presenza visiva a immagini altrimenti destinate a disperdersi in pochi minuti\, a rallentare il tempo dei pixel che formano quelle foto rinchiudendolo nel corpo fluido della pittura\, trasformando l’effimero in duraturo e scoprendo la poesia segreta e privata delle minime esistenze quotidiane.” \nTesto critico a cura di Lorenzo Canova \n 
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SUMMARY:CLIA International Expo
DESCRIPTION:Dall’11 al 14 marzo 2024\, l’associazione Cruise Line International Association (CLIA) sarà ospite a Genova\, in anteprima mondiale\, per il meeting annuale e un’esposizione dedicati al settore crocieristico. L’evento\, CLIA Cruise Week\, si articolerà in una settimana di attività comprendente numerosi appuntamenti tra cui il Summit Europeo annuale dell’associazione. \nLa galleria Rossetti Arte Contemporanea\, in collaborazione con lo studio di architettura De Jorio Design\, allestirà un’esposizione all’interno della VIP Lounge Area e della VIP Lunch Area. \nSaranno esposte le nuove opere di Paolo Ceribelli\, Gianni Lucchesi\, Tom Porta e\, per l’occasione\, verrà mostrata in anteprima la nuova serie inedita “BLUESERIES” di Silvio Porzionato a cui la galleria dedicherà in seguito una speciale presentazione. Con questo nuovo ciclo l’artista porta avanti in maniera inaspettata la sua ricerca sull’energia del colore. Silvio Porzionato determina la carica delle figure\, culminando nell’omaggio alla maestosità di alcuni soggetti del passato. \nLe opere di Silvio Porzionato \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Presenze Invisibili. Incontro tra arte e architettura – Esposizione di Andrea Savazzi e Gianni Lucchesi
DESCRIPTION:Presenze invisibili: la mostra di Andrea Savazzi e Gianni Lucchesi a Lugano presso le studio De Jorio Design Swiss. \nCon interpretazioni e tecniche del tutto differenti\, gli artisti Andrea Savazzi e Gianni Lucchesi indagano l’atteggiamento dell’uomo e il suo “essere” nel mondo. \nNelle opere di Savazzi\, la figura umana non appare mai ma è sempre la protagonista. L’artista traspone sulla tela imponenti strutture che sono state costruite\, vissute e\, infine\, abbandonate. Spazi in cui la natura si riappropria di ciò che le appartiene\, luoghi silenziosi che raccontano il ciclo della vita\, testimoni del passaggio di donne\, di uomini e di migliaia di storie. \nAl contrario\, nelle opere di Gianni Lucchesi appare la figura umana come punto di partenza per innescare una riflessione tra l’uomo e le sue complessità interiori.\nSulle tele\, branchi di cervi si contrappongono a folle disordinate di persone\, mostrandoci un diverso rapporto tra i propri simili e l’ambiente intorno a noi. Le sue sculture minimali e rigorose riportano invece piccole figure umane le quali\, sedute o in bilico\, osservano i sottostanti materiali grezzi rappresentanti la loro interiorità e che\, dunque\, sono di dimensioni volutamente maggiori e sproporzionate rispetto a loro. \nL’indagine parallela dei due artisti affronta eguali tematiche con occhi molto diversi\, invitandoci a credere nelle nostre percezioni per non rimanere ciechi di fronte a ciò che non vediamo\, ad accorgerci delle presenze silenziose che ci circondano\, o ci possiedono\, nella nostra quotidianità. \nLa mostra avrà luogo negli spazi di De Jorio Design Swiss.
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SUMMARY:ARTEGENOVA 2024
DESCRIPTION:Rossetti Arte Contemporanea sarà presente alla 18esima edizione di ArteGenova\, che avrà luogo dal 16 al 18 febbraio 2024 presso il Padiglione Jean Nouvel (Padiglione Blu) alla Fiera di Genova. \nQuattro giorni all’insegna della cultura e dell’arte attesi ogni anno da operatori\, visitatori\, investitori e collezionisti provenienti da tutta Italia ma anche dall’estero. Più di 150 gallerie offriranno a tutti gli appassionati un’antologia di opere di livello.\nIn esposizione saranno presenti le opere di tutti i nostri artisti\, vi aspettiamo allo stand 61 per mostrarvi le ultime novità. \nSiamo lieti di omaggiare ai nostri contatti e collezionisti i biglietti di ingresso alla fiera Arte Genova.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Inaugurazione De Jorio Design Swiss
DESCRIPTION:Inaugurazione De Jorio Design Swiss: una nuova sede anche in Canton Ticino per il leader internazionale del design d’interni per navi e yacht. \nLugano –De Jorio Design International (DJDI) ha ora una partecipata elvetica e quindi una sede in Canton Ticino che si affianca a quella storica di Piazza della Vittoria a Genova\, dove il capostipite\, il compianto Arch. Giuseppe De Jorio\, aveva avviato il suo prestigioso ‘mestiere’ di naval architect di riferimento per lo shipping sezione passeggeri nel 1956.\nLa prestigiosa società\, leader nel design creativo di alto livello applicato in ambito navale\, in quasi 70 anni di attività ha portato l’impronta dello stile e della qualità italiane per i mari del mondo. \nNasce in occasione dell’inaugurazione del nuovo studio a Lugano la collaborazione tra De Jorio Design e la Rossetti Arte Contemporanea. \nArticolo su Ship2Shore in pdf nella cartella – pag 52 – di Gian Luigi Trucco\n\n\n\n  \nFoto dell’Inaugurazione De Jorio Design Swiss \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nDE JORIO GROUP\nThe DE JORIO group\, international firm of Creativity\, Design and Architecture\, technical consultancy company among the most successful and innovative in the branch of high-level design – from which stands out the new DE JORIO DESIGN SWISS company – is considered a real and true school of thought and a trend setter. \nAn heterogeneous laboratory of highly qualified professionals in which\, since 1956 until today\, they have been trained ten generations of architects and designers\, and still continuing to welcome and prepare generations of professionals and proselyts eager to create or improve their own expertise in quality design. \nStrongly foused in research and innovation \, DE JORIO DESIGN Firm constantly influences the global world of Interior Design\, not only drawing inspiration from the richest and most rigorous among the architectonic and artistic cultures worldwide – the Italian one – but operating today in the belief that combining this substrate with the richness of multiculturalism can offer new perspectives of expression and originality to the cultured and refined dualism of Italian and Swiss design.
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SUMMARY:“La donna che salvò la bellezza” di Sara Rattaro
DESCRIPTION:Un nuovo appuntamento organizzato dalle ragazze di TheMeltinPop\, il blog letterario che si dedica con passione a tutte le tematiche culturali legate alla società e al territorio. \nMercoledì 22 novembre alle ore 18.30\, negli spazi della nostra galleria\, verrà presentato “La donna che salvò la bellezza”\, il nuovo libro di Sara Rattaro. \nUn romanzo intenso e appassionante che racconta la storia di Fernanda Wittgens\, la prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera\, che con coraggio ha sfidato il nazifascismo e ha salvato non solo opere di inestimabile valore\, ma anche vite umane.\nSaranno presenti le fondatrici del blog\, Antonella Grandicelli e Arianna Destito Maffeo\, che introdurranno la discussione\, assieme a Lucia Caponetto\, la quale renderà questo incontro ancora più avvincente grazie alle sue travolgenti letture dal vivo.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Un dialogo con l'artista Gianni Lucchesi
DESCRIPTION:Martedì 31 ottobre alle ore 18.00 avrà luogo un incontro molto speciale\, saranno presenti in galleria l’artista Gianni Lucchesi e la curatrice Alessandra Redaelli. \nIn quest’occasione\, avremo la possibilità di ascoltare argomentazioni e confronti in merito a tutte le tematiche affrontate dall’artista\, ma soprattutto di rivolgere le domande che ci hanno incuriosito in merito al suo lavoro e al suo pensiero artistico. \n“Con l’ironia e l’elegante essenzialità che contraddistingue da sempre la sua cifra stilistica\, Lucchesi pone in contrapposizione il comportamento dell’uomo e quello dell’animale\, le loro opposte reazioni ed il loro diverso rapporto nei confronti dei propri simili. L’obiettivo è quello di stimolare una riflessione critica da parte dell’osservatore riguardo al rapporto uomo-ambiente e la percezione di se` stesso con e nello spazio circostante. Lucchesi non dà lezioni\, né risposte. Indica. Al massimo pone qualche domanda. Ma le domande sono di quelle che bruciano.” \nVi aspettiamo in galleria! \nGUARDA IL VIDEO DELL’EVENTO \n \n 
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SUMMARY:Genova BookPop Festival 2023
DESCRIPTION:Dal 18 al 22 ottobre 2023 nella galleria Rossetti Arte Contemporanea si svolgerà il Genova BookPop Festival\, una manifestazione\, ideata dal blog Themeltinpop con la scrittrice Sara Rattaro\, che ospiterà autori\, editori\, giornalisti\, docenti di scrittura creativa e di lettura espressiva\, con l’intento di offrire alla nostra città\, riconosciuta Capitale del Libro 2023 dal Ministero della Cultura\, un evento interamente dedicato ai libri e ai lettori. \nGenova BookPop Festival sarà una rassegna culturale con un programma ricco di incontri\, dibattiti\, workshop e momenti di convivialità. Uno spazio aperto alla condivisione\, un’occasione per incontrarsi\, stare insieme\, conoscersi.\nIl festival si svolgerà nel cuore di Genova\, toccando tre luoghi di grande fascino – il centro storico con la Rossetti Arte Contemporanea\, lo spazio dei Giardini Luzzati e il Palazzo Ducale con le Cisterne del Ducale. L’evento è stato realizzato in collaborazione con CDM Lab\, associazione che si occupa di cultura a tutto tondo. \nProgramma\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:"Houston\, che sfortuna" di Gianni Lucchesi
DESCRIPTION:Testo critico a cura di Alessandra Redaelli \n\n\n\nDa sempre l’indagine di Gianni Lucchesi verte intorno al nostro sentire e al nostro non (voler) sentire\, al guardarsi dentro e al guardare fuori. Fin da quando si muoveva nell’ambito di un astratto lirico\, emozionante. Poi nella vita dell’artista accade qualcosa. Uno di quegli eventi terribili e illuminanti che ribaltano le prospettive. E all’improvviso il suo linguaggio si fa figurativo. \nLe relazioni con gli altri e con l’ambiente sono il paesaggio su cui si muovono le sue figure\, piccole ma definite nel dettaglio dell’abito. E l’abito è quello che si indossa per andare a fare un lavoro “serio”\, magari dietro una scrivania\, immersi dentro una normalità dove l’adeguatezza sfiora i limiti dell’alienazione. Piccoli personaggi che sono uomo in quanto umanità; che ci raccontano i propri conflitti interiori e lo sgomento del fuori. \nIn questa narrazione di un’umanità perduta dentro se stessa\, troppo occupata a osservare il mondo con gli occhi bendati per rendersi contro di dove il suo fare la stia portando\, non c’è giudizio né lezione morale: piuttosto la fotografia di un disagio\, condotta sempre con lo sguardo alla bellezza\, dentro spazi caldi\, su superfici vivide tagliate dalla luce. Il golfista\, solo\, si china sulla pallina al centro di uno spazio annichilito\, distrutto\, inequivocabilmente attraversato da qualcosa di inemendabile\, fingendo che intorno a lui ci sia un prato verde: una cecità che ha il sapore della negazione\, ancora più lampante quando si guarda come si muove\, sulla stessa superficie bruciata\, il branco dei cervi. \n\nFedele a un’economia del racconto che si accompagna al minimalismo cromatico\, Lucchesi ha scelto a lungo un solo animale\, il cervo appunto\, per fare da contraltare alla figura umana. Maestoso\, inafferrabile\, intriso di simbologie magiche di rinascita\, incarna per l’artista l’istinto puro. Mentre l’uomo si perde nella sua illusione\, l’animale forma intorno a sé il branco e cerca una via di fuga. \nLa lepre di questo nuovo progetto arriva a completare un percorso precisissimo: l’istinto infallibile si tinge di poesia e diventa qui immaginazione creativa. In un balzo – così come accade nella canzone di Lucio Corsi\, un cui verso fa da titolo alla mostra – è arrivata sulla Luna. \nUn gesto rivoluzionario\, titanico: l’animale ha capito che il pianeta sta implodendo e allora va via\, altrove. Non pensa a come arrivarci\, a che cosa si lascia alle spalle\, a come si nutrirà e nemmeno a come respirerà. Il suo istinto le ha detto di andare\, e lei va. \n\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n  \n 
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SUMMARY:OPERAE di Gianni Lucchesi
DESCRIPTION:La Galleria Studio Rossetti presenta Operae di Gianni Lucchesi. \nL’installazione è alta 13 metri e costituita da 12 cubi in cemento\, alla cui sommità è collocata la scultura a grandezza naturale di un uomo seduto con lo sguardo verso l’orizzonte. \nL’interpretazione. La conoscenza\, il sapere ed il costruire traggono forza da un intreccio tra passato\, presente e futuro. L’uomo vive il presente\, abbandonato ad accogliere tutti gli stimoli offerti dall’ambiente circostante in sintonia con la natura. Osserva il futuro davanti a sé\, sostenuto da una colonna che simboleggia il valore e l’importanza del proprio intelletto nella storia\, alla ricerca delle leggi che regolano l’armonia dell’universo. \nLa sequenza di Fibonacci. Osservando la scultura dall’apice\, ovvero dal blocco su cui è seduto l’uomo\, la sequenza di Fibonacci scandisce la rotazione dei cubi che\, sovrapposti in asse l’uno all’altro\, sorreggono l’uomo in atteggiamento contemplativo. Essi subiscono una leggera torsione\, una rotazione di pochi gradi\, realizzando appunto la sequenza aurea 1\,1\,2\,3\,5. Metaforicamente\, la costruzione non è ancorata al terreno dalla gravità: al contrario\, è sostenuta dall’intelletto dell’uomo. \nGiordano Bruno. Su tutta la lunghezza della colonna sono impressi in oro i sigilli ermetici di Giordano Bruno\, in una intensità decrescente dall’alto verso il basso. Mediante uno sforzo immaginativo\, esprimono le forme della natura per mezzo dell’intuito\, capace di rendere in comunione la nostra vera essenza con l’universo infinito.\nUna scuola di grandi artisti\, un team di grandi aziende. \nLa scultura Operae di Gianni Lucchesi è un progetto elaborato in collaborazione con Carlo Alberto Arzelà\, Julia Caracciolo\, Sandra Bozzarelli e lo studio Hangar. \nL’artista ha sviluppato con l’azienda Giannoni & Santoni sia le soluzioni costruttive dell’opera che le finiture estetiche delle superfici dei cubi in cemento grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie dell’azienda mescolate ad un artigianato di alto valore artistico. L’artista ha modellato a spatola e patinato la scultura in resina grazie alla collaborazione con l’azienda Poliart\, leader nella moderazione 3D di polistirene espanso. Filotto Srl ha progettato e realizzato l’illuminazione interna ed esterna dell’opera. Lo Studio | Ingegneria e Dintorni di Pisa ha progettato la statica dell’opera. Gli sponsor che hanno reso possibile l’installazione su Genova sono PSA Italy\, I.M.S. S.p.A\, Ticketcrociere e DPS Online. \nSave the Date. Giovedì 5 ottobre alle ore 18\, in concomitanza con Genova START\, la notte bianca dell’arte contemporanea\, verrà inaugurata la mostra personale dell’artista presso la Galleria Studio Rossetti in via Chiabrera 33r.\nLa mostra è curata dalla scrittrice e curatrice d’arte Alessandra Redaelli e sarà visitabile negli orari di apertura della galleria fino al 5 novembre 2023. \nVisualizza il video\n\n\n\n  \n \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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LOCATION:Piazza De Ferrari\, Piazza De Ferrari\, Genova\, (GE)\, 16121\, Italia
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SUMMARY:“ERASED” di Paolo Ceribelli
DESCRIPTION:In occasione della Genova BeDesign Week 2023\, che si terrà nel Distretto del Design dal 24 a l 28 maggio\, la Galleria Studio Rossetti inaugura ERASED\, la mostra personale dell’artista milanese Paolo Ceribelli con inaugurazione alle ore 18.00 di giovedì 25 maggio. Contemporaneamente i designer di SPX Lab\, espositori della GBDW23 ed ospitati nello Studio Rossetti Underground\, presenteranno un evento dedicato all’utilizzo del digitale come materia di design. \nNella mostra ”ERASED”\, Paolo Ceribelli pone in essere l’evoluzione dell’indagine personale a cui\, ormai da anni\, si dedica con accurata dedizione. Nell’attuale ciclo l’artista propone una chiave di lettura volta allo stravolgimento dell’oggetto: l’obiettivo è propriamente quello di ribaltare la percezione dell’osservatore affinché scardini il significato convenzionale attribuito ad un simbolo\, con l’intento successivo di condurlo a sviluppare una propria analisi sulla complessità della natura umana. \nLe icone della guerra vengono estraniate\, decontestualizzate. L’utilizzo del colore va a modificare la percezione dell’oggetto stesso ed attraverso la ripetizione metodica e seriale delle forme\, talvolta ossessivamente ordinata e talvolta deliberatamente disordinata\, l’idea consuetudinaria che esse rappresentano si cancella.\nEd ecco che assistiamo alla nascita di una rappresentazione olistica\, dove pensieri di pace e guerra emergono e convivono in una complessa totalità ben più significativa dei concetti identificabili nelle singole forme. \nPaolo Ceribelli non fonda la sua ricerca artistica su alcun pensiero militaristico\, né il suo intento è quello di imporre una posizione prevaricante: obiettiva è l’analisi critica e costruttiva del sé e delle proprie guerre interiori. La tendenza alla guerra e il desiderio di pace sono forze che convivono nell’essere umano e ne condizionano l’interpretazione della realtà circostante. Nella mostra “ERASED” assistiamo alla cancellazione delle consuetudini per fare spazio alle proprie percezioni\, alle ricerche profonde dell’opposto di sé e alla consapevolezza delle proprie lotte interne\, punto di partenza per il miglioramento personale. E’\, infatti\, l’osservatore a decidere se considerare quello che può sembrare un messaggio inequivocabile come una dichiarazione di guerra o di pace.\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:“Materia Abscondit\, Mulier Revelat” – Gala Eluard Dalì\, la musa del surrealismo
DESCRIPTION:In occasione della mostra “Materia abscondit”\, un viaggio nel femminile rivelato attraverso l’opera di due interessanti artisti contemporanei\, il blog culturale The Meltin Pop – in collaborazione con la Galleria d’Arte Studio Rossetti e la libreria L’Amico Ritrovato di Genova – presenta l’evento “MATERIA ABSCONDIT\, MULIER REVELAT” per celebrare colei che è stata la vera musa del surrealismo\, Gala  Éluard Dalì. \nHelena Devulina Diakonoff\, nota come Gala Éluard Dalì\, fu modella\, artista\, mercante d’arte\, moglie del poeta Éluard\, amante di Max Ernst e poi sposa e musa ispiratrice di Dalì. Gala è la rappresentazione ‘al femminile’ del mondo dell’arte della prima metà del XX secolo.  Nella sua genialità e nella capacità di rivelare i talenti degli uomini a cui si è dedicata\, Gala Éluard Dalì è stata raccontata dalla penna della giornalista e scrittrice Anna Di Cagno che ne ha ripercorso la vita nella biografia romanzata “Gala Éluard Dalì. Per interposti uomini” pubblicata da Morellini Editore.\nGiovedì 13 aprile 2023 alle ore 18  Arianna Destito Maffeo e Antonella Grandicelli incontreranno Anna Di Cagno presso la Galleria d’Arte Studio Rossetti in via Chiabrera 33r a Genova. \nIngresso libero fino ad esaurimento posti (non occorre prenotazione). \nAprile 1975\, Pùbol\, Gerona. Gala Éluard Dalì si ritira per una settimana in solitudine nel castello che il suo secondo marito\, Salvador Dalì\, le ha regalato. Una notte una ragazza bussa alla sua porta. Si apre così un incontro causale\, che si svolge all’interno di quello che Dalì considerò il suo più grande capolavoro. In ogni stanza si apre uno squarcio sulla vita\, incredibile e mitica\, della Musa più celebre del surrealismo; una donna che ha segnato un’epoca\, e ispirato il poeta e l’artista più famosi del movimento culturale.\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Finanza e Arte
DESCRIPTION:In occasione dell’evento Finanza e Arte la Zurich Bank ha ospitato la Rossetti Arte Contemporanea per allestire negli spazi di Terrazza Colombo una mostra collettiva degli artisti della galleria e invitato la gallerista a parlare di arte e finanza.\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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LOCATION:Terrazza Colombo\, via Gabriele D’Annunzio\, 2\, Genova\, (GE)\, 16121\, Italia
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SUMMARY:“Materia Abscondit” di Michela Crisostomi e Elias Naman
DESCRIPTION:Porzioni di corpo\, frammenti di volti\, dettagli di schiene sinuose\, mani intrecciate\, busti interrotti. Questi gli elementi che ci vengono forniti\, concepiti dall’immaginario artistico di due artisti seppur così diversi per formazione\, origine\, ricerca ed espressione artistica: uno scultore e una pittrice messi a confronto nella mostra “Materia Abscondit”.\nDa una parte Elias Naman\, scultore di origini siriane che\, come era d’uso in passato\, lavora\, con il solo impiego dello scalpello\, blocchi di marmo di Carrara\, la pietra più nobile la cui storia riecheggia nei secoli; dall’altra Michela Crisostomi\, sapiente pittrice di origine abruzzese che dipinge le sue tele come se fossero muri antichi\, ricoprendole di spessi strati di malta\, materiale che veniva utilizzato per la realizzazione di affreschi\, e applicando residui metallici e scritte.\nL’ispirazione primordiale che accomuna i due artisti si rivela nel costante dialogo tra passato e presente\, in un rapporto fra tradizione e modernità che conduce l’osservatore ad un immaginario trascendente. Entrambi gli artisti hanno assimilato i valori dei maestri del passato e\, attraverso l’ideale di bellezza ereditato dall’antichità classica\, creano un dialogo col mondo contemporaneo fatto di zoom e rapidi inquadrature.\nSebbene realizzati con metodi differenti\, il lavoro dei due artisti è estremamente legato e condizionato dalla materia con cui lavorano: i blocchi e frammenti di marmo per Naman\, la malta sulla tela per Crisostomi.\nElementi che sono in grado di evocare nella mente dei due artisti immagini che vengono fuori solo con l’esecuzione dell’opera. Partendo da un dato che è leggibile a tutti\, ma che non tutti vedono\, ci conducono a un livello superiore a quello ordinario.\nDavanti ad una materia “muta” la loro sensibilità è in grado di ricondurli ad un ricordo o ad un sentimento a cui danno forma in un busto\, un dorso\, un seno.\nNaman non realizza alcun disegno\, alcun modello ma si abbandona alla sua inconsueta affinità con la fredda materia per rivelare ciò che essa nasconde; Crisostomi agisce sulle tele per trasformarle in muri da cui emergono figure intrappolate.\nLe opere vengono concepite come se fossero dei ritrovamenti: “Materia Abscondit” è\, infatti\, la mostra dedicata alla riscoperta.\nDalla pietra e dalla malta escono fuori figure universali\, talvolta androgine; figure alleggerite di strati\, liberate dal velo delle illusioni; figure che diventano emblema dell’introspezione e della consapevolezza di sé stessi; figure nuovamente capaci di vedere con chiarezza la propria\, unica vera essenza.\nLe opere in mostra ci parlano della necessità di strappare via “il velo”\, di ritrovarsi e di rivelarsi.\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Presentazione del libro “The book” di Silvio Porzionato
DESCRIPTION:La prima grande\, inedita e completa opera editoriale dedicata all’artista Silvio Porzionato.\nUn volume con copertina rigida che si divide in 3 sezioni per ben 264 pagine a colori.\nRacconti\, riflessioni\, interviste e un catalogo delle opere\, il tutto in doppia lingua\, italiano e inglese.“Che fantastico spettacolo è la vita! Che intrigante intreccio di storie e persone. E che prezioso privilegio sarebbe poterla rivivere interpretata sul palco di un piccolo teatro\, o proiettata sul grande schermo. Che meraviglioso viaggio\, poter osservare la propria esistenza dall’esterno\, rivederla e goderne come fosse un’opera teatrale di incredibile realismo”.È così che esordisce Silvio Porzionato nel suo catalogo monografico edito da iemme edizioni (Napoli\, 2022). Un progetto editoriale che Alberto Tondella\, il curatore del volume\, descrive così: “Se la vita è un cammino\, questo volume è una tappa\, una sosta per fare due foto\, bere un sorso d’acqua e voltarsi indietro per osservare quanta strada si è percorsa. Quella di Silvio\, così come tante vite d’artista\, è un’esistenza vissuta di corsa\, col piede pigiato sull’acceleratore. È frenesia\, è necessità di finire un’opera per poterne iniziare un’altra\, è affanno di non avere abbastanza tempo per poter realizzare tutto ciò che l’anima riesce a immaginare.\nthe book è caratterizzato da tre anime. La prima è il racconto della vita artistica di Silvio\, presentato attraverso immagini che parlano di ansie\, di gioie\, di obiettivi raggiunti e perduti. La seconda parte è una chiacchierata fra amici\, davanti a un bicchiere di vino. La terza è un’importante raccolta delle opere più significative di Silvio”. \nLa presentazione del volume avrà luogo giovedì 23 febbraio alle 18.30\, in presenza dell’artista Silvio Porzionato e dell’autore Alberto Tondella. \nA me piace dipingere la carne\,\nmi piace dare luce agli occhi\,\nadoro tutte le sfumature di colori che ci sono sulla carne.\n(S.P.) \n  \nVisualizza video \n\n\n\n\n \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Quali sono i 12 numeri primi della storia dell’arte?
DESCRIPTION:A questa domanda\, lo storico\, critico e perito d’arte Armando Battelli ha risposto senza indugi che i grandi artisti della storia\, quelli che hanno aperto le porte a nuovi movimenti e permesso lo sviluppo di correnti successive\, sono pochi e facilmente individuabili. \nIl nuovo “Incontro in galleria” nasce con il desiderio di dare vita ad un dibattito\, un momento di condivisione ed anche di contestazione\, un invito a tutti i partecipanti a formulare la propria “formazione” per far nascere un acceso confronto sulle varie idee. \n \nVisualizza video 01_Giotto\nVisualizza video 02_Masaccio\nVisualizza video 03_Michelangelo\nVisualizza video 04_Caravaggio\nVisualizza video 05_Canaletto\nVisualizza video 06_Manet\nVisualizza video 07_Cezanne\nVisualizza video 08_Seurat\nVisualizza video 09_Picasso\nVisualizza video 10_Kandinkskij\nVisualizza video 11_Duchamp\nVisualizza video 12_Andy Wahrol\n\n\n\n 
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SUMMARY:POP. Una rivoluzione culturale ed artistica
DESCRIPTION:Il professore e storico Daniele Grosso ci rivela attraverso le immagini più significative il senso profondo e le origini dell’arte POP americana e dell’esperienza italiana\, selezionando letture di repertorio che verranno interpretate dall’attore Davide Quillico\, unitamente ad una performance inedita sulla controversa figura di Andy Warhol.\nUn evento culturale multidisciplinare e sfaccettato\, vi aspettiamo giovedì 20 ottobre 2022 alle ore 18.00 negli spazi dello Studio Rossetti Underground.\n\n\n\n 
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SUMMARY:“Melting Point” di Andrea Savazzi
DESCRIPTION:Antico e moderno\, decadimento e rinascita\, natura e urbanizzazione\, movimento e immutabilità.\nQuesti i temi delle opere esposte nella mostra “MELTING POINT” di Andrea Savazzi.\nI vasti ambienti rappresentati dall’artista sono luoghi abbandonati\, in un surreale ma apparente stato di congelamento.\nUn brillio vitale erompe.\nSono costruzioni in cui la materia\, ormai apparentemente consunta e sgretolata dal passare del tempo\, conserva una forte energia e dove la natura\, viva\, in silenzioso movimento\, prevale e si riappropria degli spazi.\nLuoghi di un passato che vuole essere protagonista anche del presente\, subendo le influenze della contemporaneità.\nLuoghi che appartengono all’epoca industriale e che ci riportano a quella generazione che ha vissuto il boom economico del secondo dopoguerra\, che ha assistito allo sbarco sulla luna\, che ha avviato il Paese verso la modernizzazione.\nOggi però non rappresentano più il presente in cui viviamo.\nE allora questi giganti di ferro e cemento diventano gli inconsapevoli “rifugi” dove le nuove generazioni esprimono furtivamente i propri pensieri e sentimenti\, angosce e paure.\nUn passato abbandonato\, ma ancora esistente\, che si interfaccia con la modernità e lascia spazio ad altre manifestazioni e rivive grazie all’espressione vivace della natura e della street art contemporanea.\nAndrea Savazzi riesce a far convivere tutti questi elementi di eguale valore ed autorevolezza e\, con grande maestria\, li riporta sulla tela mostrando un’evidente maturità artistica.\nL’immagine\, nelle sue precedenti opere volutamente sfuocata\, è ora potente e metafisica.\nMacchie di umidità su un muro\, un volto o un simbolo\, piccole alterazioni che non disturbano mai la composizione e che spingono l’osservatore ad individuare l’essenza ultima ed assoluta della realtà al di là delle sue determinazioni relative.\nLe tele di Savazzi si fanno melting point di due momenti e condizioni molto differenti.\nUno sta per esaurirsi e l’altro per prendere il sopravvento.\nVivono e convivono nel presente e sono diventati complementari.\nBellezza e armonia nascono proprio da questo perfetto e spontaneo equilibrio.\nUn equilibrio di contrasti\, destinato a mutare ed evolvere.Nell’allestimento della mostra saranno presenti interventi pittorici dell’artista Sebastiano Toncini.Virtual Tour\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Ceci n’est pas Pop Art
DESCRIPTION:Dalla Pop Art americana a quella europea: capita sovente di accostare artisti e immagini a questa corrente. \nMa cosa è la Pop Art\, quali concetti racchiude? Cosa si può considerare Pop e cosa invece non lo è? \nTra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60 nasce la Pop Art\, un movimento espressione della società del consumo e della comunicazione di massa. \nSecondo alcuni la Pop Art – arte popolare – deve essere riproducibile e quindi per tutti\, deve rappresentare la nuova realtà.\nSecondo altri\, la Pop Art è una denuncia dell’angoscia esistenziale del vuoto caotico camuffato di colori accesi e accattivanti. \nAttraverso una narrazione guidata dal relatore Armando Battelli\, cercheremo di scoprire insieme questo movimento\, le sue origini ed evoluzioni! \nVisualizza il video
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SUMMARY:Genova 60
DESCRIPTION:In occasione della mostra “Genova 60”\, che dal 14 aprile al 31 luglio 2022 aprirà al Palazzo Reale di Genova\, nel Teatro del Falcone\, la Galleria Studio Rossetti ospita un incontro con il curatore Luca Leoncini\, organizzato e introdotto da Enrica Perilio. \nL’evento si terrà giovedì 9 giugno alle ore 18.00 presso l’atrio di Palazzo Saluzzo\, in Piazza dei Giustiniani. \nL’obiettivo di questa grandiosa mostra-affresco è quello di raccontare le grandi trasformazioni di Genova negli anni sessanta del Novecento\, un decennio di profondi cambiamenti dovuti all’irrompere di nuove idee e rinnovati stimoli culturali\, di significativi mutamenti sociali\, d’innovazioni economiche e nuovi linguaggi che hanno segnato un’accelerazione nelle produzioni delle arti visive.\nIn un pugno di anni la vecchia Genova si trasforma\, calamitando grandi professionisti da fuori ma galvanizzando anche le risorse culturali proprie\, per trasformare visioni in realtà. La mostra affronta questa energia della crescita in modo trasversale\, poiché la creatività venne stimolata in tutti i settori\, dall’arte\, al design alla musica\, alla cultura\, all’economia. \nUlteriori informazioni sulla mostra al seguente link:\nhttps://palazzorealegenova.beniculturali.it/genova-sessanta/\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:“Thank you for shopping!” di Florence Di Benedetto
DESCRIPTION:La pittura di Florence di Benedetto è vivace\, allegra senza essere leggera\, attraverso delle immagini e dei simboli presenti nell’immaginario collettivo e nella vita di tutti i giorni è in grado di entrare nei nostri pensieri e a portarci a riflettere su tematiche attuali e profonde\, supportata da frasi brevi ma incisive. \nLa serie “There is beauty in everything” riesce ad entrare in una dimensione intima\, dove gli oggetti di uso comune diventano essi stessi i simboli\, le icone domestiche\, alla portata di tutti. \nIn questa mostra le opere rappresentano COSE che acquisiscono una vera e propria personalizzazione: sono capaci di parlare al pubblico-consumatore e a metterlo di fronte alla sovrabbondanza di prodotti e alla facilità con cui la nostra società\, fino ad ora\, è abituata a venirne velocemente in possesso.\nIl supermarket dunque come luogo simbolo della cultura pop\, dove tutto è a disposizione in quantità e varietà infinite. Ma anche un luogo sacro\, un tempio laico\, depositario di desideri e speranze. Il consumismo come religione moderna.\nCome i credenti di ogni fede affidano a riti e preghiere la direzione da seguire\, anche noi\, oggi più che mai\, cerchiamo negli oggetti il compimento del nostro destino\, il significato di quello che facciamo e di chi siamo. In un tempo in cui la precarietà e la solitudine sono ancora più presenti\, tendiamo a circondarci di cose che rivestiamo di accezioni più ampie e profonde\, con lo scopo di trovare una consolazione\, una forma di rassicurazione.\nLa bellezza data dall’estetica dei lavori in mostra rende l’esperienza immersiva piacevole e divertente. Lo spettatore diventa parte attiva del processo\, si mette in gioco e ne esce appagato.\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:La meccanica divina
DESCRIPTION:Una conversazione tra Davide Puma e la dottoressa Sara Taglialagamba  \nNel percorso artistico di Davide Puma è consuetudine che scienza e poesia si fondono in una sola visione d’insieme\, creando un linguaggio potente e del tutto personale. La loro divina risonanza trasforma visioni in immagini\, creando una cosmogonia di energia\, di elementi\, di materia\, di atomi che\, collidendo tra loro\, catapultano l’osservatore in un mondo ideale interamente dominato dalla natura popolata da animali metamorfici sotto la protezione di dee primigenie. \nÈ questo il tema che la mostra si prefigge: in linea con un pensiero filosofico che affonda le sue radici nell’antichità\, Puma propone l’idea di un universo inteso come un organismo vivente in continuo divenire e risultato dell’iterazione meccanica tra particelle elementari. È proprio attraverso la riflessione sul tema del movimento\, del mutamento e dell’incessante trasformazione della natura che l’artista riesce a plasmare la sua personale intuizione del mondo e a contribuire all’incessante apprendimento di quella “meccanica dell’universo”\, che è alla base di tutti i suoi dipinti. Questa divina euritmia riesce a materializzarsi nei suoi giardini che diventano dei luoghi ideali e idealizzati della creazione\, spogliandosi del loro significato figurativo ma vestendosi del ruolo di archetipo. Nella mente di Puma\, i suoi giardini sono il luogo dove si manifestano i simboli matrice dell’universo: essi sono i luoghi abitati dalle sue creature che assumono continue metamorfosi caricandosi di significati e allegorie recondite; sono i luoghi di rivelazione del suo pensiero sotto il dominio incontrastato di Regine Madri della natura e di tutti gli elementi.\nSara Tagalialagamba \nStorica dell’Arte\, PhD e Post PhD (Ecole Pratique des Hautes Etudes\, Sorbonne\, Paris)\, è stata collaboratrice storica del Professor Carlo Pedretti\, il più grande studioso al mondo di Leonardo da Vinci e titolare della cattedra di Leonardo Studies presso la UCLA di Los Angeles. Ha insegnato presso prestigiosi Istituti in Italia e all’estero\, pubblicando monografie e articoli e ricevendo riconoscimenti di altissimo livello. I suoi campi di studio prediletti sono quelli della meccanica statica e dinamica\, delle automazioni\, della robotica\, dell’ingegneria\, dei congegni idraulici e pneumatici\, delle fontane e dell’orologeria. Il suo primo libro “Automazioni e robotica di Leonardo da Vinci”\, pubblicato nel 2010\, ha ricevuto una menzione d’onore dalla rivista Scientific Americanin un articolo su alcuni automata costruiti alla Nasa. Oltre a essere impegnata con numerosi convegni internazionali e nel comitato scientifico di mostre importanti nell’anno delle celebrazioni per il cinquecento anni della morte di Leonardo\, ha in uscita il libro Leonardo Industrial Designerdove studia un tema inedito scandito dal binomio di bellezza e utilità. È stata invitata come TED SPEAKER a Bergamo. Già visiting professor al dipartimento di Robotica della UNAM di Mexico City e alla UCLA (Los Angeles\, USA) e borsista al Museo Galileo di Firenze\, attualmente è direttore della Nuova Fondazione Rossana e Carlo Pedretti ed è professore associato al Dipartimento di Filosofia e Storia della Scienza all’Università di Urbino. Ama l’arte contemporanea ed è responsabile dell’organizzazione di eventi\, mostre e incontri presso prestigiose istituzioni storiche\, pubbliche e private. \nVisualizza video\n\n\n\n 
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SUMMARY:“Altro non posso fare che germogliare e fiorire” di Davide Puma
DESCRIPTION:Davide Puma\, originario della Liguria e affezionato ai colori\, ai profumi e alle luci di questa terra\, dopo aver esposto i suoi dipinti in tutta Europa\, torna alle origini e con il suo arrivo a Genova porta la primavera con la mostra “Altro non posso fare che germogliare e fiorire”.\nLe opere realizzate per la mostra sono ipnotizzanti\, un invito ad immergerci dentro di esse\, per trovarci e stupirci di fronte a spettacoli naturali\, in una natura cullante e florida.\nI meravigliosi giardini di Davide Puma si aprono come porte verso mondi fantastici e si trasformano in portali verso una pace confortante.\nA guidare la realizzazione della mostra di Davide Puma è\, infatti\, la natura\, con la quale egli possiede un rapporto intimo e radicato. Essa contiene\, in tutte le sue forme vitali\, nel suo linguaggio e nelle sue componenti\, quello che per l’artista rappresenta il senso dell’universo.\nL’immaginario artistico di Puma descrive la natura trascendendo dalla sua dimensione fisica\, le atmosfere che suggerisce oscillano tra il fiabesco e l’onirico. ​​La delicatezza e la leggerezza che attraversano le tele di Davide Puma conducono ad una riflessione sulla natura e sulle leggi superiori che la determinano e permettono ad ogni elemento che fa parte di essa di muoversi e di mutare.\nLa vegetazione è descritta con precisione\, conoscenza ed estrema consapevolezza ma diventa iconica perdendo il riferimento con il reale e con la sua materialità.\nL’artista sarà presente il giorno dell’inaugurazione.\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Synthèse visuelle. Scomporre in frame l’attimo. Il diario di una ricerca
DESCRIPTION:In occasione della mostra Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet di Parigi\, a Palazzo Ducale a Genova\, la Galleria Studio Rossetti presenta il volume Monica Gorini. Synthèse visuelle. Scomporre in frame l’attimo. Il diario di una ricerca\, edito Vanilla Edizioni\, un diario-ricerca che l’artista Monica Gorini ha realizzato a seguito di un viaggio “geografico ed artistico fatto di colori\, di natura\, di pensiero e di poesia\, con le ninfee negli occhi\, la pittura di Monet nel cuore e il desiderio di colore nella testa”.\nLa presentazione si terrà sabato 12 marzo alle ore 17.30\, alla presenza dell’editore\, dell’autrice e di Lorella Giudici\, autrice della prefazione.“A settantaquattro anni Claude Monet iniziava il suo ultimo e monumentale progetto: i pannelli per l’Orangérie. Su dodici tele dalle dimensioni maestose e per più di dieci anni\, Monet ha lavorato a quello che possiamo definire il suo testamento artistico e spirituale: le Ninfee. Nel suo giardino di Giverny\, dove ogni centimetro di terra\, d’acqua e di prato è stato appositamente costruito per soddisfare la sua pittura\, l’artista ha realizzato il suo sogno: la fusione totale di arte\, colore\, natura e infinito.\nIl racconto di Monica Gorini ha inizio proprio dai luoghi vissuti da Monet: da Etretat\, Honfleur\, Le Havre e\, ovviamente\, Giverny. Per due anni Monica ha idealmente dialogato con il Maestro in un lungo viaggio\, geografico botanico ed artistico\, ricco di emozioni\, di immagini\, di ricerche e di scoperte che ha racchiuso tra le pagine di questo diario\, in una narrazione coinvolgente\, fresca\, immediata\, ricca di riferimenti culturali e umani.\nCon le ninfee negli occhi\, la pittura di Monet nel cuore e il desiderio di colore nella testa\, Monica ha poi cercato la propria dimensione artistica traducendo le “impressioni” in un linguaggio concettuale. L’obiettivo\, quindi\, non è rifare Monet\, dipingere i fiori o il paesaggio di Giverny\, bensì trovare\, attraverso i luoghi della sua pittura\, il “segreto del colore” e trasformarlo in una sorta di legge empirica\, in un personale sistema cifrato che racchiude la natura\, l’anima e la psiche”.\n(Lorella Giudici)\nMonica Gorini (1967) è un’artista che vive e lavora tra Milano e il Lago d’Orta. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano\, con docenti eccellenti come Elena Pontiggia e Paolo Minoli\, ha da sempre affiancato all’attività artistica la formazione in ambito pedagogico didattico collaborando con l’Università Bicocca di Milano e l’Accademia di Belle Arti di Brera. Sensibilmente legata al mondo della natura e dei diritti è alla ricerca di un’estetica che stimoli riflessioni attuali ed intime\, finalizzate allo sviluppo di una coscienza sociale e di una nuova ecologia spirituale del mondo. \nLorella Giudici (1965) è professore di storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Dopo una laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università Statale di Milano e una in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera\, cura mostre e si occupa dell’arte tra Ottocento e Novecento\, con particolare interesse al periodo tra le due guerre. Scrive per il TGCOM e per riviste del settore. È membro del comitato scientifico della Fondazione Remo Bianco\, della Fondazione Sangregorio e dell’Archivio Dadamaino. È stata direttrice del Museo del Paesaggio di Verbania.\n\n\n\n 
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SUMMARY:“L'arte di legare le persone” di Paolo Milone – Einaudi Editore
DESCRIPTION:“L’arte di legare le persone” (Einaudi Editore) è un libro che si fa fatica a definire ed ogni definizione resta incompleta. \nQuante volte parliamo dei medici come di eroi\, martiri\, vittime… In verità\, fuor di retorica\, uomini e donne esposti al male. Appassionati e fragili\, fallibili\, mortali. Paolo Milone ha lavorato per quarant’anni in Psichiatria d’urgenza\, e ci racconta esattamente questo. Nudo e pungente\, senza farsi sconti. Con una musica tutta sua ci catapulta dentro il Reparto 77\, dove il mistero della malattia mentale convive con la quotidianità umanissima di chi\, a fine turno\, deve togliersi il camice e ricordarsi di comprare il latte.\nA un anno dalla sua uscita\, mercoledì 2 marzo alle ore 18.00\, The Meltin Pop e la galleria Rossetti Arte Contemporanea organizzano un incontro con l’autore Paolo Milone\, che dialogherà con i suoi lettori\, accompagnato dallo scrittore e psicoterapeuta Bruno Morchio. Letture di Lucia Caponetto. \nL’incontro si svolgerà presso la Rossetti Arte Contemporanea\nin via Chiabrera 33r Genova. \nLocandina\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Lo stravolgimento della figura tra esigenze stilistiche ed espressioni esistenziali
DESCRIPTION:La figura umana è la rappresentazione in grado di comunicare meglio quelle che possono essere le sensazioni e le emozioni delle persone. Anche gli oggetti possono trasmettere il pensiero di un artista: basti pensare a Giorgio Morandi\, capace di trasformare una semplice natura morta in elegie sull’esistenza. Tuttavia\, la figura umana\, in quanto espressione della parte umana della vita\, è riconosciuta come la più comunicativa sotto diversi punti di vista. \nIn questa conferenza\, perfettamente in linea con la mostra in corso Verdad Muda\, di Evita Andújar\, il relatore Armando Battelli si addentra nell’interessante aspetto che confronta lo stile dell’artista con la sua intenzione comunicativa. \nIn alcuni casi\, la figura è appositamente distorta nel senso estetico\, allo scopo di esprimere un sentimento di angoscia\, innamoramento\, sorpresa\, straniamento; altre volte\, la stessa viene manipolata per ragioni stilistiche.\nQuando Picasso costruisce un quadro\, non lo fa per sentimento\, a differenza del collega Munch\, ma per equilibrio formale\, che ha un significato all’interno dell’arte espressiva. In questo caso\, la figura stravolta non vuole esprimere un malessere o\, in generale\, un sentimento\, bensì vuole creare all’interno di uno stile il suo movimento stilistico\, vuole costruire l’immagine. Donatello\, Caravaggio\, lo stesso Renoir\, non stravolgono la figura per esprimersi\, al contrario esprimono il loro sentimento con una figura esposta in un certo tipo di modo: la figura stravolta non è solo tale in senso espressivo ma anche stilistico. \nVi aspettiamo giovedì 16 dicembre alle ore 18.00 per approfondire questa tematica attuale e stimolante\, circondati dalle opere di Evita Andújar. \nVisualizza video\n\n\n\n 
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SUMMARY:Suggestioni e nostalgie del Giappone nella pittura occidentale
DESCRIPTION:Venerdì 5 novembre\, alle ore 18:00\, presso la nostra galleria\, verrà presentata la conferenza Incontri in galleria del relatore Armando Battelli\, storico e perito d’arte\, dal titolo “Suggestioni e nostalgie  del Giappone nella pittura occidentale dal XIX secolo ad oggi”. \nVerrà approfondito il Japonisme\, ossia l’influenza che ha avuto l’arte giapponese sui grandi maestri occidentali\, in particolare sugli artisti francesi.\nQuesta passione per l’arte giapponese non avrebbe avuto luogo se le stampe giapponesi non fossero sopraggiunte in Olanda tramite la Compagnia delle Indie\, e poi diffuse in tutta Europa. Gli artisti europei che vennero influenzati dall’arte giapponese furono: Van Gogh\, Monet\, Manet\, Degas\, Renoir\, Pissarro\, Klimt\, Charles-Louis Houdard e moltri altri\, che scopriremo insieme. \nVisualizza il video\n\n\n\n 
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SUMMARY:“Verdad Muda” di Evita Andújar
DESCRIPTION:La Galleria Studio Rossetti accoglie la stagione espositiva invernale con l’inaugurazione di “Verdad Muda”\, la mostra personale dell’artista andalusa Evita Andújar\, a cura di Raffaella Salato. La mostra aprirà al pubblico giovedì 25 novembre e sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022. \n“Una narrazione continua che procede per istantanee\, un racconto fatto di fermo-immagini (o\, come si usa dire oggi\, di “screenshot”) che si assemblano in un puzzle complesso\, variegato ed in continua evoluzione: questo è l’universo femminile di Evita Andújar\, protagonista indiscusso della poetica dell’artista andalusa\, la quale opera sempre in bilico – ma con sapiente padronanza dell’intenzione e del gesto – sul crinale che corre tra la figurazione e l’astrazione. \nLa mostra dal titolo ‘Verdad muda’ raccoglie una serie di dipinti del ciclo ‘Stolen Selfie’\, ispirati al paradosso della nostra società ipertecnologicizzata\, sovraesposta ad un flusso continuo di immagini ed informazioni che tuttavia\, spesso\, sono prive di reali contenuti. Le identità che i social network ci rimandano ossessivamente sono solo pallidi simulacri di una realtà che in pochi\, ormai\, si preoccupano di penetrare e conoscere: ecco dunque che l’Andújar stravolge e cancella queste individualità di superficie con lo scopo dichiarato di suscitare una riflessione alternativa\, di spostare il fuoco dall’apparenza alla sostanza. \nLe donne di Evita\, come ella stessa ha più volte spiegato\, sono nel contempo suoi alter-ego ed archetipi della femminilità contemporanea\, racchiudendo in sé da un lato il riflesso delle molteplici sfumature dell’artista\, dall’altro immagini paradigmatiche della Donna di oggi\, immersa in una realtà complessa\, inquieta\, rutilante\, che la costringe ad essere – parafrasando Pirandello – “una\, nessuna e centomila”\, in perenne dialettica con la mutevolezza dei rapporti umani e la fugacità dell’esistenza. \nQuesto senso di inafferrabilità e di provvisorietà\, dal quale nessuno di noi è immune\, si traduce sulle tele di Evita trasfigurandone evidentemente l’elemento protagonista\, lei\, la donna: pur essendo innegabilmente il centro della scena\, come accade nella tradizione del ritratto\, la figura femminile perde la propria identità\, che spesso si liquefà nel dominio della materia pittorica sull’immagine (come in ‘Stolen Selfie 69 o Brezza’)\, a volte si cela o si sottrae volutamente (ad esempio\, in ‘Stolen Selfie 45 o Nascondi ciò che non sei’)\, altre volte\, infine\, si sdoppia in riflessi parziali di sé che non restituiscono mai un identikit definito (‘Stolen Selfie 56 o Nel bianco di domani’).\nIl risultato finale\, agli occhi dell’osservatore\, è quello di un racconto sospeso\, cristallizzato in un frammento di presente che non dà risposte\, in cui la solitudine della donna – nei dipinti di Andújar non vi sono mai personaggi di contorno\, neppure sullo sfondo – diviene simbolo e personificazione dello straniamento del mondo di oggi. In questo senso\, viene quasi naturale il parallelo con le donne di Edward Hopper\, maestro del Realismo statunitense del XX secolo: è come se le tele di Evita\, che hanno un sapore quasi cinematografico\, di fotogrammi di un film girato in interni\, narrassero la nostra crisi personale\, la nostra intrinseca solitudine. Osservare i suoi quadri ha un effetto quasi catartico: è come guardarsi riflessi dentro uno specchio che ci mostra per come siamo\, offrendoci un’occasione per comprenderci meglio nella nostra condizione esistenziale. \nEppure\, nelle tele dell’artista c’è sempre un elemento di speranza\, una tensione tra lo spazio fisico\, il tempo e le emozioni\, una scintilla che ci induce ad interrogarci sul “cosa” e sul “perché”: l’accuratezza della resa di certi particolari nell’ambientazione (che rappresentano per lo più ambienti domestici borghesi)\, l’utilizzo mai casuale della luce e del colore (i blu intensi\, i rossi accesi\, il bianco baluginante)\, le pose o la gestualità delle figure che non appaiono mai passivamente statiche\, ma piuttosto percorse da un’irrequietezza sotterranea composta e controllata\, ci suggeriscono una storia che ancora deve essere scritta\, una chiave di lettura “altra” che affiora attraverso i diversi livelli interpretativi dell’opera\, una verdad muda che preme inesorabilmente per avere voce. “ \nRaffaella Salato\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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