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SUMMARY:“Melting Point” di Andrea Savazzi
DESCRIPTION:Antico e moderno\, decadimento e rinascita\, natura e urbanizzazione\, movimento e immutabilità.\nQuesti i temi delle opere esposte nella mostra “MELTING POINT” di Andrea Savazzi.\nI vasti ambienti rappresentati dall’artista sono luoghi abbandonati\, in un surreale ma apparente stato di congelamento.\nUn brillio vitale erompe.\nSono costruzioni in cui la materia\, ormai apparentemente consunta e sgretolata dal passare del tempo\, conserva una forte energia e dove la natura\, viva\, in silenzioso movimento\, prevale e si riappropria degli spazi.\nLuoghi di un passato che vuole essere protagonista anche del presente\, subendo le influenze della contemporaneità.\nLuoghi che appartengono all’epoca industriale e che ci riportano a quella generazione che ha vissuto il boom economico del secondo dopoguerra\, che ha assistito allo sbarco sulla luna\, che ha avviato il Paese verso la modernizzazione.\nOggi però non rappresentano più il presente in cui viviamo.\nE allora questi giganti di ferro e cemento diventano gli inconsapevoli “rifugi” dove le nuove generazioni esprimono furtivamente i propri pensieri e sentimenti\, angosce e paure.\nUn passato abbandonato\, ma ancora esistente\, che si interfaccia con la modernità e lascia spazio ad altre manifestazioni e rivive grazie all’espressione vivace della natura e della street art contemporanea.\nAndrea Savazzi riesce a far convivere tutti questi elementi di eguale valore ed autorevolezza e\, con grande maestria\, li riporta sulla tela mostrando un’evidente maturità artistica.\nL’immagine\, nelle sue precedenti opere volutamente sfuocata\, è ora potente e metafisica.\nMacchie di umidità su un muro\, un volto o un simbolo\, piccole alterazioni che non disturbano mai la composizione e che spingono l’osservatore ad individuare l’essenza ultima ed assoluta della realtà al di là delle sue determinazioni relative.\nLe tele di Savazzi si fanno melting point di due momenti e condizioni molto differenti.\nUno sta per esaurirsi e l’altro per prendere il sopravvento.\nVivono e convivono nel presente e sono diventati complementari.\nBellezza e armonia nascono proprio da questo perfetto e spontaneo equilibrio.\nUn equilibrio di contrasti\, destinato a mutare ed evolvere.Nell’allestimento della mostra saranno presenti interventi pittorici dell’artista Sebastiano Toncini.Virtual Tour\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Ceci n’est pas Pop Art
DESCRIPTION:Dalla Pop Art americana a quella europea: capita sovente di accostare artisti e immagini a questa corrente. \nMa cosa è la Pop Art\, quali concetti racchiude? Cosa si può considerare Pop e cosa invece non lo è? \nTra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60 nasce la Pop Art\, un movimento espressione della società del consumo e della comunicazione di massa. \nSecondo alcuni la Pop Art – arte popolare – deve essere riproducibile e quindi per tutti\, deve rappresentare la nuova realtà.\nSecondo altri\, la Pop Art è una denuncia dell’angoscia esistenziale del vuoto caotico camuffato di colori accesi e accattivanti. \nAttraverso una narrazione guidata dal relatore Armando Battelli\, cercheremo di scoprire insieme questo movimento\, le sue origini ed evoluzioni! \nVisualizza il video
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SUMMARY:Genova 60
DESCRIPTION:In occasione della mostra “Genova 60”\, che dal 14 aprile al 31 luglio 2022 aprirà al Palazzo Reale di Genova\, nel Teatro del Falcone\, la Galleria Studio Rossetti ospita un incontro con il curatore Luca Leoncini\, organizzato e introdotto da Enrica Perilio. \nL’evento si terrà giovedì 9 giugno alle ore 18.00 presso l’atrio di Palazzo Saluzzo\, in Piazza dei Giustiniani. \nL’obiettivo di questa grandiosa mostra-affresco è quello di raccontare le grandi trasformazioni di Genova negli anni sessanta del Novecento\, un decennio di profondi cambiamenti dovuti all’irrompere di nuove idee e rinnovati stimoli culturali\, di significativi mutamenti sociali\, d’innovazioni economiche e nuovi linguaggi che hanno segnato un’accelerazione nelle produzioni delle arti visive.\nIn un pugno di anni la vecchia Genova si trasforma\, calamitando grandi professionisti da fuori ma galvanizzando anche le risorse culturali proprie\, per trasformare visioni in realtà. La mostra affronta questa energia della crescita in modo trasversale\, poiché la creatività venne stimolata in tutti i settori\, dall’arte\, al design alla musica\, alla cultura\, all’economia. \nUlteriori informazioni sulla mostra al seguente link:\nhttps://palazzorealegenova.beniculturali.it/genova-sessanta/\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:“Thank you for shopping!” di Florence Di Benedetto
DESCRIPTION:La pittura di Florence di Benedetto è vivace\, allegra senza essere leggera\, attraverso delle immagini e dei simboli presenti nell’immaginario collettivo e nella vita di tutti i giorni è in grado di entrare nei nostri pensieri e a portarci a riflettere su tematiche attuali e profonde\, supportata da frasi brevi ma incisive. \nLa serie “There is beauty in everything” riesce ad entrare in una dimensione intima\, dove gli oggetti di uso comune diventano essi stessi i simboli\, le icone domestiche\, alla portata di tutti. \nIn questa mostra le opere rappresentano COSE che acquisiscono una vera e propria personalizzazione: sono capaci di parlare al pubblico-consumatore e a metterlo di fronte alla sovrabbondanza di prodotti e alla facilità con cui la nostra società\, fino ad ora\, è abituata a venirne velocemente in possesso.\nIl supermarket dunque come luogo simbolo della cultura pop\, dove tutto è a disposizione in quantità e varietà infinite. Ma anche un luogo sacro\, un tempio laico\, depositario di desideri e speranze. Il consumismo come religione moderna.\nCome i credenti di ogni fede affidano a riti e preghiere la direzione da seguire\, anche noi\, oggi più che mai\, cerchiamo negli oggetti il compimento del nostro destino\, il significato di quello che facciamo e di chi siamo. In un tempo in cui la precarietà e la solitudine sono ancora più presenti\, tendiamo a circondarci di cose che rivestiamo di accezioni più ampie e profonde\, con lo scopo di trovare una consolazione\, una forma di rassicurazione.\nLa bellezza data dall’estetica dei lavori in mostra rende l’esperienza immersiva piacevole e divertente. Lo spettatore diventa parte attiva del processo\, si mette in gioco e ne esce appagato.\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:La meccanica divina
DESCRIPTION:Una conversazione tra Davide Puma e la dottoressa Sara Taglialagamba  \nNel percorso artistico di Davide Puma è consuetudine che scienza e poesia si fondono in una sola visione d’insieme\, creando un linguaggio potente e del tutto personale. La loro divina risonanza trasforma visioni in immagini\, creando una cosmogonia di energia\, di elementi\, di materia\, di atomi che\, collidendo tra loro\, catapultano l’osservatore in un mondo ideale interamente dominato dalla natura popolata da animali metamorfici sotto la protezione di dee primigenie. \nÈ questo il tema che la mostra si prefigge: in linea con un pensiero filosofico che affonda le sue radici nell’antichità\, Puma propone l’idea di un universo inteso come un organismo vivente in continuo divenire e risultato dell’iterazione meccanica tra particelle elementari. È proprio attraverso la riflessione sul tema del movimento\, del mutamento e dell’incessante trasformazione della natura che l’artista riesce a plasmare la sua personale intuizione del mondo e a contribuire all’incessante apprendimento di quella “meccanica dell’universo”\, che è alla base di tutti i suoi dipinti. Questa divina euritmia riesce a materializzarsi nei suoi giardini che diventano dei luoghi ideali e idealizzati della creazione\, spogliandosi del loro significato figurativo ma vestendosi del ruolo di archetipo. Nella mente di Puma\, i suoi giardini sono il luogo dove si manifestano i simboli matrice dell’universo: essi sono i luoghi abitati dalle sue creature che assumono continue metamorfosi caricandosi di significati e allegorie recondite; sono i luoghi di rivelazione del suo pensiero sotto il dominio incontrastato di Regine Madri della natura e di tutti gli elementi.\nSara Tagalialagamba \nStorica dell’Arte\, PhD e Post PhD (Ecole Pratique des Hautes Etudes\, Sorbonne\, Paris)\, è stata collaboratrice storica del Professor Carlo Pedretti\, il più grande studioso al mondo di Leonardo da Vinci e titolare della cattedra di Leonardo Studies presso la UCLA di Los Angeles. Ha insegnato presso prestigiosi Istituti in Italia e all’estero\, pubblicando monografie e articoli e ricevendo riconoscimenti di altissimo livello. I suoi campi di studio prediletti sono quelli della meccanica statica e dinamica\, delle automazioni\, della robotica\, dell’ingegneria\, dei congegni idraulici e pneumatici\, delle fontane e dell’orologeria. Il suo primo libro “Automazioni e robotica di Leonardo da Vinci”\, pubblicato nel 2010\, ha ricevuto una menzione d’onore dalla rivista Scientific Americanin un articolo su alcuni automata costruiti alla Nasa. Oltre a essere impegnata con numerosi convegni internazionali e nel comitato scientifico di mostre importanti nell’anno delle celebrazioni per il cinquecento anni della morte di Leonardo\, ha in uscita il libro Leonardo Industrial Designerdove studia un tema inedito scandito dal binomio di bellezza e utilità. È stata invitata come TED SPEAKER a Bergamo. Già visiting professor al dipartimento di Robotica della UNAM di Mexico City e alla UCLA (Los Angeles\, USA) e borsista al Museo Galileo di Firenze\, attualmente è direttore della Nuova Fondazione Rossana e Carlo Pedretti ed è professore associato al Dipartimento di Filosofia e Storia della Scienza all’Università di Urbino. Ama l’arte contemporanea ed è responsabile dell’organizzazione di eventi\, mostre e incontri presso prestigiose istituzioni storiche\, pubbliche e private. \nVisualizza video\n\n\n\n 
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SUMMARY:“Altro non posso fare che germogliare e fiorire” di Davide Puma
DESCRIPTION:Davide Puma\, originario della Liguria e affezionato ai colori\, ai profumi e alle luci di questa terra\, dopo aver esposto i suoi dipinti in tutta Europa\, torna alle origini e con il suo arrivo a Genova porta la primavera con la mostra “Altro non posso fare che germogliare e fiorire”.\nLe opere realizzate per la mostra sono ipnotizzanti\, un invito ad immergerci dentro di esse\, per trovarci e stupirci di fronte a spettacoli naturali\, in una natura cullante e florida.\nI meravigliosi giardini di Davide Puma si aprono come porte verso mondi fantastici e si trasformano in portali verso una pace confortante.\nA guidare la realizzazione della mostra di Davide Puma è\, infatti\, la natura\, con la quale egli possiede un rapporto intimo e radicato. Essa contiene\, in tutte le sue forme vitali\, nel suo linguaggio e nelle sue componenti\, quello che per l’artista rappresenta il senso dell’universo.\nL’immaginario artistico di Puma descrive la natura trascendendo dalla sua dimensione fisica\, le atmosfere che suggerisce oscillano tra il fiabesco e l’onirico. ​​La delicatezza e la leggerezza che attraversano le tele di Davide Puma conducono ad una riflessione sulla natura e sulle leggi superiori che la determinano e permettono ad ogni elemento che fa parte di essa di muoversi e di mutare.\nLa vegetazione è descritta con precisione\, conoscenza ed estrema consapevolezza ma diventa iconica perdendo il riferimento con il reale e con la sua materialità.\nL’artista sarà presente il giorno dell’inaugurazione.\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Synthèse visuelle. Scomporre in frame l’attimo. Il diario di una ricerca
DESCRIPTION:In occasione della mostra Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet di Parigi\, a Palazzo Ducale a Genova\, la Galleria Studio Rossetti presenta il volume Monica Gorini. Synthèse visuelle. Scomporre in frame l’attimo. Il diario di una ricerca\, edito Vanilla Edizioni\, un diario-ricerca che l’artista Monica Gorini ha realizzato a seguito di un viaggio “geografico ed artistico fatto di colori\, di natura\, di pensiero e di poesia\, con le ninfee negli occhi\, la pittura di Monet nel cuore e il desiderio di colore nella testa”.\nLa presentazione si terrà sabato 12 marzo alle ore 17.30\, alla presenza dell’editore\, dell’autrice e di Lorella Giudici\, autrice della prefazione.“A settantaquattro anni Claude Monet iniziava il suo ultimo e monumentale progetto: i pannelli per l’Orangérie. Su dodici tele dalle dimensioni maestose e per più di dieci anni\, Monet ha lavorato a quello che possiamo definire il suo testamento artistico e spirituale: le Ninfee. Nel suo giardino di Giverny\, dove ogni centimetro di terra\, d’acqua e di prato è stato appositamente costruito per soddisfare la sua pittura\, l’artista ha realizzato il suo sogno: la fusione totale di arte\, colore\, natura e infinito.\nIl racconto di Monica Gorini ha inizio proprio dai luoghi vissuti da Monet: da Etretat\, Honfleur\, Le Havre e\, ovviamente\, Giverny. Per due anni Monica ha idealmente dialogato con il Maestro in un lungo viaggio\, geografico botanico ed artistico\, ricco di emozioni\, di immagini\, di ricerche e di scoperte che ha racchiuso tra le pagine di questo diario\, in una narrazione coinvolgente\, fresca\, immediata\, ricca di riferimenti culturali e umani.\nCon le ninfee negli occhi\, la pittura di Monet nel cuore e il desiderio di colore nella testa\, Monica ha poi cercato la propria dimensione artistica traducendo le “impressioni” in un linguaggio concettuale. L’obiettivo\, quindi\, non è rifare Monet\, dipingere i fiori o il paesaggio di Giverny\, bensì trovare\, attraverso i luoghi della sua pittura\, il “segreto del colore” e trasformarlo in una sorta di legge empirica\, in un personale sistema cifrato che racchiude la natura\, l’anima e la psiche”.\n(Lorella Giudici)\nMonica Gorini (1967) è un’artista che vive e lavora tra Milano e il Lago d’Orta. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano\, con docenti eccellenti come Elena Pontiggia e Paolo Minoli\, ha da sempre affiancato all’attività artistica la formazione in ambito pedagogico didattico collaborando con l’Università Bicocca di Milano e l’Accademia di Belle Arti di Brera. Sensibilmente legata al mondo della natura e dei diritti è alla ricerca di un’estetica che stimoli riflessioni attuali ed intime\, finalizzate allo sviluppo di una coscienza sociale e di una nuova ecologia spirituale del mondo. \nLorella Giudici (1965) è professore di storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Dopo una laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università Statale di Milano e una in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera\, cura mostre e si occupa dell’arte tra Ottocento e Novecento\, con particolare interesse al periodo tra le due guerre. Scrive per il TGCOM e per riviste del settore. È membro del comitato scientifico della Fondazione Remo Bianco\, della Fondazione Sangregorio e dell’Archivio Dadamaino. È stata direttrice del Museo del Paesaggio di Verbania.\n\n\n\n 
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SUMMARY:“L'arte di legare le persone” di Paolo Milone – Einaudi Editore
DESCRIPTION:“L’arte di legare le persone” (Einaudi Editore) è un libro che si fa fatica a definire ed ogni definizione resta incompleta. \nQuante volte parliamo dei medici come di eroi\, martiri\, vittime… In verità\, fuor di retorica\, uomini e donne esposti al male. Appassionati e fragili\, fallibili\, mortali. Paolo Milone ha lavorato per quarant’anni in Psichiatria d’urgenza\, e ci racconta esattamente questo. Nudo e pungente\, senza farsi sconti. Con una musica tutta sua ci catapulta dentro il Reparto 77\, dove il mistero della malattia mentale convive con la quotidianità umanissima di chi\, a fine turno\, deve togliersi il camice e ricordarsi di comprare il latte.\nA un anno dalla sua uscita\, mercoledì 2 marzo alle ore 18.00\, The Meltin Pop e la galleria Rossetti Arte Contemporanea organizzano un incontro con l’autore Paolo Milone\, che dialogherà con i suoi lettori\, accompagnato dallo scrittore e psicoterapeuta Bruno Morchio. Letture di Lucia Caponetto. \nL’incontro si svolgerà presso la Rossetti Arte Contemporanea\nin via Chiabrera 33r Genova. \nLocandina\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Lo stravolgimento della figura tra esigenze stilistiche ed espressioni esistenziali
DESCRIPTION:La figura umana è la rappresentazione in grado di comunicare meglio quelle che possono essere le sensazioni e le emozioni delle persone. Anche gli oggetti possono trasmettere il pensiero di un artista: basti pensare a Giorgio Morandi\, capace di trasformare una semplice natura morta in elegie sull’esistenza. Tuttavia\, la figura umana\, in quanto espressione della parte umana della vita\, è riconosciuta come la più comunicativa sotto diversi punti di vista. \nIn questa conferenza\, perfettamente in linea con la mostra in corso Verdad Muda\, di Evita Andújar\, il relatore Armando Battelli si addentra nell’interessante aspetto che confronta lo stile dell’artista con la sua intenzione comunicativa. \nIn alcuni casi\, la figura è appositamente distorta nel senso estetico\, allo scopo di esprimere un sentimento di angoscia\, innamoramento\, sorpresa\, straniamento; altre volte\, la stessa viene manipolata per ragioni stilistiche.\nQuando Picasso costruisce un quadro\, non lo fa per sentimento\, a differenza del collega Munch\, ma per equilibrio formale\, che ha un significato all’interno dell’arte espressiva. In questo caso\, la figura stravolta non vuole esprimere un malessere o\, in generale\, un sentimento\, bensì vuole creare all’interno di uno stile il suo movimento stilistico\, vuole costruire l’immagine. Donatello\, Caravaggio\, lo stesso Renoir\, non stravolgono la figura per esprimersi\, al contrario esprimono il loro sentimento con una figura esposta in un certo tipo di modo: la figura stravolta non è solo tale in senso espressivo ma anche stilistico. \nVi aspettiamo giovedì 16 dicembre alle ore 18.00 per approfondire questa tematica attuale e stimolante\, circondati dalle opere di Evita Andújar. \nVisualizza video\n\n\n\n 
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SUMMARY:Suggestioni e nostalgie del Giappone nella pittura occidentale
DESCRIPTION:Venerdì 5 novembre\, alle ore 18:00\, presso la nostra galleria\, verrà presentata la conferenza Incontri in galleria del relatore Armando Battelli\, storico e perito d’arte\, dal titolo “Suggestioni e nostalgie  del Giappone nella pittura occidentale dal XIX secolo ad oggi”. \nVerrà approfondito il Japonisme\, ossia l’influenza che ha avuto l’arte giapponese sui grandi maestri occidentali\, in particolare sugli artisti francesi.\nQuesta passione per l’arte giapponese non avrebbe avuto luogo se le stampe giapponesi non fossero sopraggiunte in Olanda tramite la Compagnia delle Indie\, e poi diffuse in tutta Europa. Gli artisti europei che vennero influenzati dall’arte giapponese furono: Van Gogh\, Monet\, Manet\, Degas\, Renoir\, Pissarro\, Klimt\, Charles-Louis Houdard e moltri altri\, che scopriremo insieme. \nVisualizza il video\n\n\n\n 
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SUMMARY:“Verdad Muda” di Evita Andújar
DESCRIPTION:La Galleria Studio Rossetti accoglie la stagione espositiva invernale con l’inaugurazione di “Verdad Muda”\, la mostra personale dell’artista andalusa Evita Andújar\, a cura di Raffaella Salato. La mostra aprirà al pubblico giovedì 25 novembre e sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022. \n“Una narrazione continua che procede per istantanee\, un racconto fatto di fermo-immagini (o\, come si usa dire oggi\, di “screenshot”) che si assemblano in un puzzle complesso\, variegato ed in continua evoluzione: questo è l’universo femminile di Evita Andújar\, protagonista indiscusso della poetica dell’artista andalusa\, la quale opera sempre in bilico – ma con sapiente padronanza dell’intenzione e del gesto – sul crinale che corre tra la figurazione e l’astrazione. \nLa mostra dal titolo ‘Verdad muda’ raccoglie una serie di dipinti del ciclo ‘Stolen Selfie’\, ispirati al paradosso della nostra società ipertecnologicizzata\, sovraesposta ad un flusso continuo di immagini ed informazioni che tuttavia\, spesso\, sono prive di reali contenuti. Le identità che i social network ci rimandano ossessivamente sono solo pallidi simulacri di una realtà che in pochi\, ormai\, si preoccupano di penetrare e conoscere: ecco dunque che l’Andújar stravolge e cancella queste individualità di superficie con lo scopo dichiarato di suscitare una riflessione alternativa\, di spostare il fuoco dall’apparenza alla sostanza. \nLe donne di Evita\, come ella stessa ha più volte spiegato\, sono nel contempo suoi alter-ego ed archetipi della femminilità contemporanea\, racchiudendo in sé da un lato il riflesso delle molteplici sfumature dell’artista\, dall’altro immagini paradigmatiche della Donna di oggi\, immersa in una realtà complessa\, inquieta\, rutilante\, che la costringe ad essere – parafrasando Pirandello – “una\, nessuna e centomila”\, in perenne dialettica con la mutevolezza dei rapporti umani e la fugacità dell’esistenza. \nQuesto senso di inafferrabilità e di provvisorietà\, dal quale nessuno di noi è immune\, si traduce sulle tele di Evita trasfigurandone evidentemente l’elemento protagonista\, lei\, la donna: pur essendo innegabilmente il centro della scena\, come accade nella tradizione del ritratto\, la figura femminile perde la propria identità\, che spesso si liquefà nel dominio della materia pittorica sull’immagine (come in ‘Stolen Selfie 69 o Brezza’)\, a volte si cela o si sottrae volutamente (ad esempio\, in ‘Stolen Selfie 45 o Nascondi ciò che non sei’)\, altre volte\, infine\, si sdoppia in riflessi parziali di sé che non restituiscono mai un identikit definito (‘Stolen Selfie 56 o Nel bianco di domani’).\nIl risultato finale\, agli occhi dell’osservatore\, è quello di un racconto sospeso\, cristallizzato in un frammento di presente che non dà risposte\, in cui la solitudine della donna – nei dipinti di Andújar non vi sono mai personaggi di contorno\, neppure sullo sfondo – diviene simbolo e personificazione dello straniamento del mondo di oggi. In questo senso\, viene quasi naturale il parallelo con le donne di Edward Hopper\, maestro del Realismo statunitense del XX secolo: è come se le tele di Evita\, che hanno un sapore quasi cinematografico\, di fotogrammi di un film girato in interni\, narrassero la nostra crisi personale\, la nostra intrinseca solitudine. Osservare i suoi quadri ha un effetto quasi catartico: è come guardarsi riflessi dentro uno specchio che ci mostra per come siamo\, offrendoci un’occasione per comprenderci meglio nella nostra condizione esistenziale. \nEppure\, nelle tele dell’artista c’è sempre un elemento di speranza\, una tensione tra lo spazio fisico\, il tempo e le emozioni\, una scintilla che ci induce ad interrogarci sul “cosa” e sul “perché”: l’accuratezza della resa di certi particolari nell’ambientazione (che rappresentano per lo più ambienti domestici borghesi)\, l’utilizzo mai casuale della luce e del colore (i blu intensi\, i rossi accesi\, il bianco baluginante)\, le pose o la gestualità delle figure che non appaiono mai passivamente statiche\, ma piuttosto percorse da un’irrequietezza sotterranea composta e controllata\, ci suggeriscono una storia che ancora deve essere scritta\, una chiave di lettura “altra” che affiora attraverso i diversi livelli interpretativi dell’opera\, una verdad muda che preme inesorabilmente per avere voce. “ \nRaffaella Salato\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Inaugurazione dello Studio Rossetti Underground
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SUMMARY:“Noncestoria” di Gianni Ansaldi
DESCRIPTION:Il fotografo Gianni Ansaldi\, alle prese con la sua prima opera narrativa\, compone un romanzo dai tratti sperimentali nel quale si alterna\, al posto dei tradizionali capitoli\, una serrata sequenza di prologhi ed epiloghi.\nIl tempo è quello del sogno\, a spirale: passato e presente si intrecciano e si confondono. I due personaggi che animano la storia sono destinati a un incontro fatale.\nUno vive in tanti passati resi irreali dalla memoria\, l’altro in un presente reso irreale dalla chimica dei farmaci. Quando arrivano entrambi in un presente reale per uno dei due è la fine.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Big in Japan
DESCRIPTION:Due giorni dedicati alla cultura giapponese in collaborazione con un’altra realtà della Piazza\, lo studio di progettazione architettonica Spazio Giustiniani. \nL’evento inizia giovedì 4 alle ore 17:00 con il workshop esperienziale di scrittura orientale\, tenuto dall’insegnante Rosanna Musumeci\, docente certificata a livello internazionale di Chue Style Feng Shui\, nonché progettista e designer degli spazi secondo il feng Shui. La scrittura orientale non è solo comunicazione\, è arte. Lo spazio della carta viene interpretato come fosse uno spazio fisico\, vanno calibrati i pieni e i vuoti\, in un perfetto equilibrio Zen. Ospitati dallo showroom di progettazione d’interni Spazio Giustiniani\, saranno a disposizione gli strumenti tradizionali del calligrafo: pennelli\, inchiostro di china e rosso cinabro. Partendo dal Vuoto della carta per comporre la propria personale opera. \nLa giornata prosegue alle 18:00 presso lo Studio Rossetti con la degustazione di tè giapponese di Peter’s Tea House\, lo store specializzato del centro storico di Genova dove si respira il fascino tradizionale della cultura orientale\, che si fonde con la contemporaneità. Un’esperienza di cultura e ospitalità\, un viaggio multisensoriale dove il senso del gusto e dell’olfatto insieme a quello della vista e dell’udito invitano a perdersi nell’affascinante piacere del tè. Il tutto immersi nell’atmosfera della mostra Hinomaru di Tom Porta. \nA seguire alle 18:30 presentazione dell’incontro Emozioni nell’arte – La comunicazione emotiva\, a cura del counselor Simone Rigalza. Le emozioni che proviamo e che ascoltiamo danno vita ad espressioni artistiche.\nE’ necessario e imprescindibile imparare a riconoscere e a cogliere egli stimoli che nascono dai nostri moti interiori: il nostro pensiero si genera e si evolve grazie alle emozioni che ci animano. Per esprimere nella maniera più efficace ed autentica il nostro lato creativo dovremmo imparare a farci guidare dalle emozioni. Emozioni nell’arte\, vogliono essere un punto di ritrovo all’interno di ognuno di noi. \nDalle 19:00 ci si riunisce per la musica in Piazza Giustiniani selezionata da Stemc\, per concludere in compagnia questa prima giornata di eventi dedicati al mondo nipponico. \nIl giorno seguente\, venerdì 5 novembre\, alle ore 18:00\, il ritrovo sarà presso la nostra galleria\, dove verrà presentata la conferenza Incontri in galleria del relatore Armando Battelli\, storico e perito d’arte\, dal titolo “Suggestioni e nostalgie  del Giappone nella pittura occidentale dal XIX secolo ad oggi”. Verrà approfondito il Japonisme\, ossia l’influenza che ha avuto l’arte giapponese sui grandi maestri occidentali\, in particolare sugli artisti francesi. Questa passione per l’arte giapponese non avrebbe avuto luogo se le stampe giapponesi non fossero sopraggiunte in Olanda tramite la Compagnia delle Indie\, e poi diffuse in tutta Europa. Gli artisti europei che vennero influenzati dall’arte giapponese furono: Van Gogh\, Monet\, Manet\, Degas\, Renoir\, Pissarro\, Klimt\, Charles-Louis Houdard e moltri altri\, che scopriremo insieme.\n\n\n\n 
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SUMMARY:“Hinomaru” di Tom Porta
DESCRIPTION:Nella mostra “Hinomaru”\, l’artista ci presenta 20 opere inedite e realizzate appositamente per accompagnare lo spettatore nella storia del Giappone del ‘900. \nLe figure di Tom Porta fanno riaffiorare un passato fatto di tradizione e di riti che non vuole raccontare la Storia ma dare risalto all’estetica che appartiene alla cultura giapponese.\nLe Geishe si allontanano dall’immaginario collettivo per diventare indossatrici di raffinati kimono.\nDonne eteree che sembrano uscire da una vecchia foto\, i cui bordi consumati non riescono ad inghiottirle.\nDiventiamo spettatori di un mondo sospeso che ci parla di valori e codici\, gli stessi in cui credevano i piloti rappresentati in Hinomaru dall’artista.\nFigure evanescenti il cui sguardo fiero nemmeno ci sfiora. In primo piano c’è il volto. La divisa\, quasi un incompiuto\, non ha importanza: sono uomini e poi soldati.\nGli aerei e le navi sembrano uscire dalla nebbia. Come fossero delle visioni che prendono forma dirigendosi verso Occidente.\nHinomaru è il disco solare sulla bandiera giapponese. Simbolo già utilizzato sulle  bandiere dei samurai\, il Sol Levante.\nHinomaru nella sua semplicità racchiude la filosofia di un popolo\, la sua eleganza sussurrata\, il suo rigore\, la sua memoria sempre presente ma mai invasiva: esattamente quello che riaffiora attraverso pennellate brevi e veloci che catturano la mente.\nHinomaru il sole\, da sempre identificato col divino e così\, l’arte diventa tramite tra l’uomo e il Cielo.
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SUMMARY:“Chromestesia” di Gianluca Patti
DESCRIPTION:La stagione espositiva della Galleria Studio Rossetti prosegue con la mostra intitolata “Chromesthesia” dell’artista Gianluca Patti\, per la prima volta in una personale a Genova. \nLa mostra verrà inaugurata il 17 giugno in concomitanza con l’apertura della Genova Design Week\, evento che avrà come fulcro Piazza dei Giustiniani\, dove ha sede della galleria. \nGianluca Patti\, artista eclettico e sensibile\, possiede l’innata capacità di creare un legame sinergico tra materia e colore\, in grado di coinvolgere lo spettatore all’interno delle sue opere. La sua conoscenza pratica degli elementi da costruzione e la sua abilità nel creare cromie equilibrate e intense lo porta a realizzare composizioni materiche\, visive e sonore di grande impatto. \nNella mostra Patti mette in scena il ciclo delle stagioni e interpreta\, in chiave artistica e personale\, le Sinfonie delle 4 Stagioni di Vivaldi. Le venti opere in mostra si prestano non solo ad essere osservate ma anche ascoltate e sembrano sprigionare note musicali provocando sensazioni e percezioni visive e uditive potenti.\nStudio Rossetti per questa occasione\, allestisce le stanze dello spazio Underground attraverso un percorso espositivo che permette di cogliere lo stretto legame tra musica e arte che porta lo spettatore a percepire i mutamenti delle stagioni e delle sensazioni che le contraddistinguono.\nLa mostra vuole essere un’esperienza immersiva\, consentendo alle emozioni più profonde di emergere e all’osservatore di immergersi in un abisso di colori compiendo un viaggio nell’inconscio e nella memoria.Le opere di Gianluca Patti possiedono una dimensione onirica\, sono dotate di un significato intrinseco\, interpretabile e unico a seconda di chi le osservi\, assumendo valori individuali e in grado di rivolgersi a ciascuno di noi\, con le nostre personali storie\, in nostri desideri e la nostra sensibilità.
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SUMMARY:Astrattismo e astrattismi. Origine e declinazione dell’arte non figurativa
DESCRIPTION:“L’arte oltrepassa i limiti nei quali\nil tempo vorrebbe comprimerla\,\ne indica il contenuto del futuro.”\nVasilij Kandinsky  \nScopriremo i padri fondatori e tutte le figure salienti dell’astrattismo\, il movimento le cui opere – pittoriche e non – esulano dalla rappresentazione decifrabile del mondo.\nUn linguaggio di forme\, colori e linee che creano composizioni indipendenti e senza alcun appiglio che possa ricondurre ad immagini note e conoscibili.\nUn viaggio nella negazione della realtà per esaltare il sentimento puro.13 maggio 2021 ore 18.00Visualizza il video\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:“Deep Down” di Silvio Porzionato
DESCRIPTION:La Galleria Studio Rossetti ospita\, per la prima volta a Genova\, Silvio Porzionato\, un artista discreto nella personalità ma con un’eco potente che viaggia per tutto il mondo. \nDi respiro e di fama internazionali\, dopo aver partecipato alle più celebri e influenti esibizioni\, e dopo aver tenuto mostre nelle città e nelle capitali più all’avanguardia\, approda nel capoluogo ligure. \nNella mostra “deep down”\, Porzionato presenta dipinti inediti appositamente studiati e per questa speciale occasione lo Studio Rossetti inaugura il nuovo spazio “I Sotterranei della Galleria”\, collocati al di sotto di essa\, con l’intento di restituirci una bellezza sino ad ora nascosta. \nLe antiche vestigia\, riportate alla luce nel rispetto dei disegni e delle eleganti architetture d’origine\, ora rinascono a nuova vita: fascino remoto e mistero si mescolano perfettamente custodendo le radici e i segreti del soprastante storico Palazzo Saluzzo. \nTutto qui ci parla di un passato che è stato memorabile e che lascia il testimone allo Studio Rossetti in un armonico dialogo tra ciò che è stato e ciò che sarà.\nQuando affrontiamo la discesa abbiamo il tempo di prepararci emotivamente\, come prima di un tuffo nel profondo\, per immergerci nell’atmosfera silenziosa\, raccolta e magica degli ambienti che ospitano la mostra.\nSilvio Porzionato ha voluto vestire le pareti con “abiti” fatti su misura e adatti ad un tale gioiello. Capitelli\, volte a crociera\, archi e pilastri creano incroci e percorsi magistrali e ci conducono verso le sue opere che sono dotate di un’istintiva forza magnetica e irradiano il buio circostante. \nDi un romanticismo “antico”\, lo spettacolo scenografico\, che si apre di fronte ai nostri occhi\, è un sipario che svela volti che raccontano intriganti storie\, ci sussurrano le loro emozioni e ne fanno scaturire altre\, intense\, dentro di noi.\nI personaggi descritti dall’artista ricordano la maestosità delle commedie greche\, la personalità degli attori di Aristofane\, nei colori e nell’energia delle forme e delle pose.\nDipinti con pennellate soavi ma vigorose come battiti d’ali di farfalla si appoggiano delicatamente sulla tela e volano nell’ambiente fino ad avvolgerci.\nI vibranti colori determinano la carica delle figure\, sono ironici ma drammatici al tempo stesso.\nIl risultato finale è una scossa alla nostra percezione visiva e alla nostra anima.\nSeppure intimi\, nella dimensione del ritratto\, i soggetti sono rappresentati con spontaneità\, in pose fugaci\, ma sono in grado di generare un’empatia tra noi e loro tale da farci pensare di averli già incontrati.\nCi parlano delle loro vite che sembrano intrecciarsi con le nostre.\nCi lasciano con il desiderio di ascoltare il racconto dei loro vissuti e delle loro esperienze.Nonostante quello di Porzionato sembri essere “realismo”\, dato dalla sua capacità di rendere i dettagli e di dipingere con abilità e maestria\, il suo gesto creativo deciso parte dalla rappresentazione di persone per poi perdere la dimensione fisica e antropocentrica e sfiorare mondi metafisici.\nI colori e le forme non sono solamente oggettivi\, bensì strumenti espressivi che hanno l’intento di rivolgere a noi dei moniti\, dei messaggi: non rimaniamo fermi e statici di fronte alla realtà ma viaggiamo e spaziamo facendoci trasportare in un’altra dimensione\, emotiva e spirituale\, in un ballo ad occhi chiusi.\nI dipinti di Porzionato sono da guardare nel silenzio dell’anima per calarsi nel loro mondo\, che sembra danzante\, e per scorgere le note sinfoniche che emergono dalle tele: un’euritmia infinitamente dolce  soggioga e lascia un ricordo ostinato\, anche dopo la visita.Ricordo che anziché svanire si fa invadente con una sinfonia di sensazioni.
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SUMMARY:Questo lo so fare anch’io! Vera arte\, provocazione\, gioco?
DESCRIPTION:Quante volte ti è capitato di pensarlo di fronte all’opera di un grande artista? \nVera arte\, provocazione\, gioco? \nViaggio di apprendimento e di possibile decifrazione di alcune espressioni d’arte moderna e contemporanea assieme allo storico e perito d’arte Armando Battelli.\nVedremo 18 artisti che hanno creato opere d’arte il cui risultato finale sembra essere di una banalità sconvolgente\, tra cui Cattelan\, Duchamp\, Malevich\, Gilbert & George\, Manzoni\, Ryman. \nMentre un tempo era immediatamente possibile riconoscere il valore artistico di un’opera d’arte per via del suo leggibile risultato estetico\, l’arte contemporanea spesso non fornisce i dati estetici che ci permettano di decifrare e interpretare l’opera finale con le nostre forze.\nTramite la conoscenza dell’artista e del suo legame con l’opera\, bisogna attrezzarsi e riuscire a comprendere le motivazioni che possono esser state a monte del risultato dell’opera d’arte tramite un percorso più difficile e meno immediato\, per capire se quello che abbiamo di fronte è un’opera d’arte perché lo dice il mercato o lo è per il suo reale apporto concettuale. \nAppuntamento giovedì 21 gennaio 2021 alle ore 18.00! \nVisualizza il video \n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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DESCRIPTION:Molteplici sono le figure che animano il mondo dell’arte. \nQuello che vogliamo intraprendere durante l’incontro è un percorso che evidenzia\, dall’antichità ad oggi\, il ruolo essenziale e diverso rivestito da ognuno di esse: dai collezionisti\, un tempo definiti amatori\, che chiedevano agli artisti di eseguire lavori sulla base delle proprie esigenze\, ecclesiastiche\, destinate alla pinacoteca o per piacer proprio\, fino alla speculazione tipica del mondo contemporaneo. \nDefiniremo il ruolo dei galleristi\, ben diverso dai mercanti\, analizzeremo la figura del courtier come pure le case d’aste e le responsabilità degli artisti stessi.\nDiversi i soggetti e ad ognuno una specifica funzione. Tutti insieme sono i personaggi trasparenti\, ufficiali o oscuri che frequentano e\, volontariamente o involontariamente\, manipolano questo mondo. \nL’incontro verrà trasmesso in diretta su tutte le nostre piattaforme social giovedì 26 novembre alle ore 18.00. In questo modo\, potremo interagire anche a distanza! Ci vediamo online! \nVisualizza il video \n\n\n\n 
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SUMMARY:Da Ambrogio Lorenzetti a Banksy. Immagini di vita sociale
DESCRIPTION:Da Ambrogio Lorenzetti a Banksy_Immagini di vita sociale. Arte civile dal XIV al XXI secolo.\nNuovo episodio di Armando Battelli per i nostri Incontri in galleria.\nL’ampia panoramica di questa rinnovata serata prevede il susseguirsi di opere di artisti che solitamente non trattano temi civili\, societari\, ma che decidono di abbandonare la tradizione incentrando alcuni periodi della loro arte alla rappresentazione di momenti di vita sociale.\nSi parte dal celebre Ambrogio Lorenzetti\, il primo nella storia dell’arte che nel 1337 si allontana dalle consuete raffigurazioni religiose per dedicarsi alla pittura civile\, fino a quel momento da lui mai considerata.\nFino ad arrivare ai nostri giorni\, con una nuova forma di parlare alle persone come quello che può essere considerato il realismo contemporaneo di Banksy. \nVi aspettiamo giovedì 22 ottobre alle ore 18.00 come sempre presso la Galleria Studio Rossetti\, in Via Chiabrera 33 R. \nVisualizza il video \n\n\n\n 
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SUMMARY:“Mindset” di Paolo Ceribelli
DESCRIPTION:In occasione di Start\, la notte bianca dell’arte contemporanea\, giovedì 8 ottobre la Galleria Studio Rossetti inaugura la mostra Mindset. \nIl limite è uno stato mentale: Paolo Ceribelli\, nella sua prima personale a Genova\, affronta e sfida bellicosamente il confine delle barriere imposte dalla mente umana.\nUn inno all’emancipazione dalla fissità della nostra condizione intellettuale. \nL’artista demolisce i confini che esistono tra la forma e il suo contenuto concettuale. Oggetti che rimandano ad un\nimmaginario ben preciso vengono scardinati dal loro significato convenzionale e le loro forme sfruttano le ombre che la tridimensionalità impone per slegare il colore da una comune interpretazione.\nDa ogni angolo si osservi l’opera\, le tonalità della tinta unita si rivelano in modo continuamente diverso e le oscurità avvolgono le geometrie assecondando le fonti di luce\, facendo sì che i colori vivaci delle tele scatenino sensazioni contrastanti e mai identiche. \nLa mostra Mindset è un invito a liberare il fanciullino pascoliano che risiede in ciascuno di noi\, ad osservare gli oggetti e il mondo ritrovando l’infantile capacità di meravigliarsi. \nUno stimolo a guardare e a studiare i nostri stati mentali\, a seguire l’intuizione che conduce naturalmente alla nostra personale verità. La libertà che ci permette di abbracciare le nostre passioni superando i nostri limiti.
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SUMMARY:Frammenti di un ricordo
DESCRIPTION:Il 26 giugno a Genova si terrà il grande evento collettivo FOCUS GENOVA\, premio assegnato nell’ambito di Arteam Cup 2019. \nSei artisti sono stati selezionati per altrettante personali in gallerie di Genova\, per un progetto condiviso e congiunto in città con un opening collettivo\, in cui ciascun artista vincitore realizzerà una personale in una delle gallerie genovesi aderenti al Focus: ABC Arte\, Guidi&Schoen Arte Contemporanea\, Prisma Studio\, Studio Rossetti\, Unimedia Modern Contemporary Art e VisionQuest 4rosso – Contemporary Photography.Giovedì 20 marzo 2020 alle ore 17.30 la Galleria Studio Rossetti è lieta di invitarvi all’inaugurazione della mostra Fabrizio Ferrari: Frammenti di un ricordo. \nFabrizio Ferrari. Nelle “assenze”… Un nuovo orizzonte \ndi Matteo Galbiati \n  \nFabrizio Ferrari è un artista che non accetta compromessi rispetto il proprio operare\, la sua ispirazione\, infatti\, alimenta la sorgente del proprio fare fagocitando\, spesso\, cicli di lavori precedenti. L’atto pittorico in lui conquista un’essenza in una costante e iterata\, sempre possibile e attivabile\, rigenerazione di quanto già fatto che\, destrutturato\, scolorito\, ridipinto\, distrutto o riassemblato\, accede ad una nuova natura\, riverberandosi nei confini di un’altrettanto nuova\, inedita\, opera. Il processo di azzeramento\, che riabilita il gesto corrosivo in uno generativo\, sposta l’assetto formale della sua pittura e del suo colore dalla manualità alla possibilità concreta di interagire diversamente con la struttura di un dipinto inteso non come fine dell’immagine\, ma come principio di osservazione e manipolazione di qualcosa di impensato prima.\nFerrari scruta il panorama del mondo e\, riportandolo poi nelle modulazioni infinite di un bianco e nero\, trasforma il quadro in altra memoria. Non gli interessa l’ammirazione vacua\, quanto cogliere la suscettibilità intima dell’altro; vuole costituire il dipinto come specifico luogo di transizione\, catalizzatore di un insieme di memorie che\, singolari nel vissuto di ciascuno di noi\, possano essere sempre ridestate e rese vive nell’immaginazione.\nLo sfumato languore della sua pittura ridisegna sempre i confini di un immaginario che non ha l’ossessione della propria autoconservazione indeterminata e infinita\, perché consapevolmente libero di esserci e proporsi altrimenti\, così come di concedersi la possibilità di esaudirsi in una diversa volontà che ne ritrova la bellezza in un’opera che dovrà o potrà ancora esserci. \nFerrari abbandona la gelosia del creatore\, la reverenza dell’intuito a favore della propria esternazione e\, intelligentemente\, avvia una speculazione fuori dagli schemi canonici. In un mondo ossessionato e soverchiato dalla ridondanza delle immagini\, queste opere annullano gli orizzonti del visibile del nostro tempo\, delle nostre memorie e delle nostre conoscenze per favorire attimi di pausa e rallentamento\, in cui il pensiero recupera il legame con una più lenta e silenziosa riflessione. \nIl suo amore e la sua cura assecondano una logica affettiva che\, pur seguendo le possibilità di un’attualità pittorica\, riportano ad un tempo\, ad una modalità di pensare al quadro di vecchia – diremmo romantica\, se non fosse un termine troppo equivoco – tradizione. Il quadro diventa specchio della nostra condizione mentale\, è sensibile\, capace di proporsi in una modalità di superamento\, quassi vera e propria espiazione\, del visibile che\, poco a poco\, scolora nell’assenza e\, in questa concessa sparizione\, la visione si apre a spazi senza confini. \nL’atto pittorico fa convergere sulla sua superficie l’esito di una repentina cancellazione che\, smarrendo l’identità del reale con un gesto di estinzione della verità tangibile e concreta\, trasferisce\, proprio in un peculiare e soffuso senso di assenza\, l’identità poetica e lirica di nuovi possibili soggetti. \nLa luce e l’ombra della pittura di Ferrari spezzano le abitudini e le convenzioni per rigenerare il vissuto\, i ricordi e le esperienze individuali attraverso quell’inafferrabile interiorità nascosta\, spesso inascoltata e inespressa\, che alberga nell’animo di ciascuno di noi. Un parte che riscopriamo viva e sempre capace di dare passione ed emozione\, avendo anche\, come interlocutore\, la complessità semplice di un quadro in bianco e nero.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Ut pictura poesis. Il contributo dei letterati alla storia dell’arte pittorica
DESCRIPTION:Ut pictura poesis – recitava Orazio\, ovvero – Come nella pittura\, così nella poesia. \nDurante questo nuovo incontro presso la galleria Studio Rossetti\, Armando Battelli illustrerà il contributo che\, alcuni letterati tra i più illustri di tutti i tempi\, hanno donato alla storia dell’arte pittorica.\nAccompagnati dalla proiezione delle loro opere\, scopriremo i talenti artistici nascosti dietro le personalità più rilevanti della letteratura nazionale e internazionale: Pirandello\, Herman Hesse\, Victor Hugo… ma anche Aldolf Hitler e Winston Churchill. \nVi aspettiamo alle ore 18.00 in Via Chiabrera 33 R\, Piazza Giustiniani.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Le donne dell’arte. Conformismo e originalità nella pittura dal XVI al XXI secolo
DESCRIPTION:Le donne dell’arte Conformismo e originalità nella pittura dal XVI al XXI secolo.\nDurante l’incontro il relatore Armando Battelli ci avvicinerà al mondo dell’arte raccontandone il punto di vista femminile\, con un’ampia panoramica di 30 tra le più importanti personalità vissute tra il 1500 e gli anni 2000.\nOgnuna di queste donne ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte per mezzo di uno stile unico o della personale concezione e intrepretazione della vita:\nalcune più convenzionali\, decidono di abbracciare la pittura del momento assorbendo in chiave propria i canoni già esistenti; altre estremamente d’avanguardia\, scardinano e ribaltano le concezioni artistiche del loro periodo. \nLe scopriremo insieme alle ore 18.00 presso la galleria d’arte contemporanea Studio Rossetti.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Attualità o inattualità? Fare arte figurativa nel XXI secolo
DESCRIPTION:Fare arte figurativa nel XXI secolo: è possibile fare arte figurativa in un secolo in cui la stessa è stata azzerata\, con tendenze al minimalismo e l’arte concettuale che hanno modificato il modo di concepire l’arte? \nQuesto tipo di prodotto ha una sua attualità o è troppo legata al passato? \nLo scopriremo insieme al nostro relatore Armando Battelli giovedì 12 dicembre alle ore 17.30 presso la galleria d’arte contemporanea Studio Rossetti.\nNel contempo è possibile visitare la mostra in corso Delicate fragilità di Evita Andújar e Ilaria Gasparroni\, un dialogo sinergico tra pittura e scultura a cura di Livia Savorelli.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Nuovo spazio espositivo
DESCRIPTION:La Galleria Studio Rossetti raddoppia! \nSiamo lieti di annunciare l’apertura di un nuovo piccolo spazio espositivo\, che presto diventerà ancora più grande. \nIl nostro sogno di rendere questa porzione del centro storico di Genova un punto di riferimento artistico e culturale sta diventando sempre più reale. Questo nuovo spazio si trova infatti nei vicoli genovesi a pochi passi dalla galleria\, nella nostra piazza di riferimento: Piazza dei Giustiniani.\nUna vetrina animata da artisti e collaborazioni\, dove sarà possibile ammirare diverse espressioni artistiche da tutta Italia e non solo. Un ambiente che ispira e consiglia. Un luogo dove l’immaginazione prende forma e diventa realtà: abbiamo scelto di arredarlo proprio come fosse la sala di una casa qualsiasi\,  dove i passanti possono immergersi nell’immagine di un luogo dove l’arte fa da padrona e portarsi a casa questa sensazione. \nVi aspettiamo per mostrarvi il nuovo spazio in Via dei Giustiniani 23!\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Emozioni nell’arte
DESCRIPTION:Le emozioni che proviamo e che ascoltiamo danno vita ad espressioni artistiche. \nE’ necessario e imprescindibile imparare a riconoscere e a cogliere egli stimoli che nascono dai nostri moti interiori: il nostro pensiero si genera e si evolve grazie alle emozioni che ci animano. \nPer esprimere nella maniera più efficace ed autentica il nostro lato da artisti dovremmo imparare a farci guidare dalle emozioni.\nIl nostro profilo di artisti emerge in diversi momenti della vita quotidiana\, in campo lavorativo\, nella sfera affettiva e relazionale\, e si libera quando siamo in grado di imparare a comprendere e a gestire le nostre emozioni. \nEmozioni nell’arte\, guidate dal relatore Simone Rigalza\, vogliono essere un punto di ritrovo all’interno di ognuno di noi. Stay tuned!\n\n\n\n 
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SUMMARY:Design Week 2019
DESCRIPTION:Design Week è il primo evento pubblico ideato da DiDe\, evento che si svolgerà in “Piazza Giustiniani e dintorni” dal 22 al 30 di Novembre. \nIn 15 diverse postazioni verranno esposti 32 oggetti di design selezionati tra i molti ricevuti in risposta alla “Call” lanciata a settembre e patrocinata dall’Ordine e dalla Fondazione degli Architetti di Genova che ci hanno supportato nella divulgazione dell’iniziativa insieme al Dipartimento Architettura e Design (DAD) cui è stato riservato uno spazio espositivo in Piazza Giustiniani per una “collettiva” dei lavori proposti dagli studenti. La Design Week avrà un’anteprima mercoledì 21 novembre con una cerimonia di presentazione dell’iniziativa alle ore 17:30\, nell’atrio di Palazzo Saluzzo Granello in via Chiabrera 7 (Piazza dei Giustiniani). Seguirà l’inaugurazione aperta a tutta la cittadinanza che ci auguriamo partecipi numerosa a supporto di un’iniziativa che vuole essere l’ennesima dimostrazione della capacità di reazione della nostra amata città. \nDiDe_Distretto del Design è un’associazione nata per iniziativa di imprese\, professionisti e singoli cittadini che vivono\, lavorano o semplicemente gravitano nell’area attorno a Piazza Giustiniani\, a un passo dalla Cattedrale di San Lorenzo.\nL’Associazione Culturale DiDe – Distretto del Design A.P.S. ha come finalità la nascita di un distretto\, all’interno della città storica dove il design sia protagonista di una contaminazione territoriale di creatività\, sviluppo economico e produttivo.\nAdottando anche micro-interventi urbani l’Associazione persegue lo scopo di attuare: \n\nla rigenerazione di un territorio degradato partendo dall’eredità culturale di un patrimonio edilizio riconosciuto a livello mondiale ed arricchito da quella componente umana e creativa\, imprescindibile punto di partenza nel design\nla ricerca\, la promozione\, la diffusione e la valorizzazione del design e di tutte le forme di creatività nel senso più ampio del termine quale strumento per favorire un interscambio tra culture e forme d’arte differenti\nfar emergere il ruolo positivo del design sui processi di rigenerazione urbana partendo del centro storico con la possibile espansione sul territorio\ndi perseguire lo scopo ambizioso di mettere a sistema diverse realtà: creatività\, cultura e industria.\n\nDiDe è nato grazie a: \nFerdinando Bonora (storico)\nCAD / Ettore Piras – Loredana Trestin\nFirma / Bruna Arena – Beppe Veruggio – Pasquale Violi\nSidoti Fashion concept store / Carmen Sidoti\nSpazio Giustiniani / Iris Keci – Gianluigi Rossi – Matteo Rossi\nSpazio Liquido / Laura Palazzini – Monica Palazzini – Miria Uras\nStudio Rossetti Arte e Architettura / Elisabetta Rossetti\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:“Delicate Fragilità” di Evita Andújar e Ilaria Gasparroni
DESCRIPTION:La galleria Studio Rossetti prosegue la sua stagione espositiva autunnale con la mostra Delicate fragilità. Essa è concepita come un dialogo site-specific\, individuato dalla curatrice Livia Savorelli\, tra due artiste di diversa generazione\, provenienza e formazione – Evita Andújar (Écija\, Spagna\, 1974) e Ilaria Gasparroni (Sant’Omero\, provincia di Teramo\, 1989) – unite da un comune sentire intorno al mondo femminile\, declinato attraverso una pittura istintuale\, dall’acceso cromatismo e dinamismo nell’opera della Andújar e sviscerato in poetica essenza formale nelle creazioni in marmo della Gasparroni.\nUn dialogo mosso da assonanze e dissonanze\, esplicitato sia nelle forme sia nei colori – bianchi e neri plasmati nella forma dalla giovane scultrice abruzzese o distesi e poi attraversati dalla pennellata fluida della Andújar – sia nella differente fonte di ispirazione del soggetto ritratto e\, anche\, nella diversa percezione del corpo e dello spazio.Bidimensionalità e tridimensionalità convivono e si integrano per rappresentare le molteplici sfaccettature di una figurazione che preleva le proprie forme dal femminile per  esplicitare tematiche universali\, attingendo dal passato come dalla più stringente attualità\, da letteratura e filosofia quanto dal mondo dei social network\, dal bagaglio di vita personale così come dal più intimo universo interiore.\nLa mostra focalizza il suo nucleo centrale nel reciproco dialogo di otto opere\, quattro per ciascuna\, in cui le due artiste si interrogano su alcune comuni fragilità connesse alla socialità di ognuno di noi\, al nostro “stare nel mondo”\, che così frequentemente è conseguenza del proprio modo di definirsi come singolo. Completa la bipersonale una selezione di opere recenti\, tra cui alcuni inediti creati per questa occasione dalle due artiste. \nCosì l’essere sottoposti all’arbitrario giudizio altrui\, la cecità come metafora dell’impotenza di “guardare oltre”  – sempre più frequente in un mondo quanto mai pervaso da una costante insicurezza ed un’instabilità generalizzata senza precedenti –\, l’ambivalenza bene/male\, il rifugio nel sonno come necessità di evasione e rinfrancamento\, prendono forma per rappresentare\, attraverso la gestualità di una mano quanto nell’occultamento di un volto\, le delicate fragilità così intimamente insite al nostro essere Uomini.\n\n\n\n  \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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