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SUMMARY:“Hinomaru” di Tom Porta
DESCRIPTION:Nella mostra “Hinomaru”\, l’artista ci presenta 20 opere inedite e realizzate appositamente per accompagnare lo spettatore nella storia del Giappone del ‘900. \nLe figure di Tom Porta fanno riaffiorare un passato fatto di tradizione e di riti che non vuole raccontare la Storia ma dare risalto all’estetica che appartiene alla cultura giapponese.\nLe Geishe si allontanano dall’immaginario collettivo per diventare indossatrici di raffinati kimono.\nDonne eteree che sembrano uscire da una vecchia foto\, i cui bordi consumati non riescono ad inghiottirle.\nDiventiamo spettatori di un mondo sospeso che ci parla di valori e codici\, gli stessi in cui credevano i piloti rappresentati in Hinomaru dall’artista.\nFigure evanescenti il cui sguardo fiero nemmeno ci sfiora. In primo piano c’è il volto. La divisa\, quasi un incompiuto\, non ha importanza: sono uomini e poi soldati.\nGli aerei e le navi sembrano uscire dalla nebbia. Come fossero delle visioni che prendono forma dirigendosi verso Occidente.\nHinomaru è il disco solare sulla bandiera giapponese. Simbolo già utilizzato sulle  bandiere dei samurai\, il Sol Levante.\nHinomaru nella sua semplicità racchiude la filosofia di un popolo\, la sua eleganza sussurrata\, il suo rigore\, la sua memoria sempre presente ma mai invasiva: esattamente quello che riaffiora attraverso pennellate brevi e veloci che catturano la mente.\nHinomaru il sole\, da sempre identificato col divino e così\, l’arte diventa tramite tra l’uomo e il Cielo.
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SUMMARY:Big in Japan
DESCRIPTION:Due giorni dedicati alla cultura giapponese in collaborazione con un’altra realtà della Piazza\, lo studio di progettazione architettonica Spazio Giustiniani. \nL’evento inizia giovedì 4 alle ore 17:00 con il workshop esperienziale di scrittura orientale\, tenuto dall’insegnante Rosanna Musumeci\, docente certificata a livello internazionale di Chue Style Feng Shui\, nonché progettista e designer degli spazi secondo il feng Shui. La scrittura orientale non è solo comunicazione\, è arte. Lo spazio della carta viene interpretato come fosse uno spazio fisico\, vanno calibrati i pieni e i vuoti\, in un perfetto equilibrio Zen. Ospitati dallo showroom di progettazione d’interni Spazio Giustiniani\, saranno a disposizione gli strumenti tradizionali del calligrafo: pennelli\, inchiostro di china e rosso cinabro. Partendo dal Vuoto della carta per comporre la propria personale opera. \nLa giornata prosegue alle 18:00 presso lo Studio Rossetti con la degustazione di tè giapponese di Peter’s Tea House\, lo store specializzato del centro storico di Genova dove si respira il fascino tradizionale della cultura orientale\, che si fonde con la contemporaneità. Un’esperienza di cultura e ospitalità\, un viaggio multisensoriale dove il senso del gusto e dell’olfatto insieme a quello della vista e dell’udito invitano a perdersi nell’affascinante piacere del tè. Il tutto immersi nell’atmosfera della mostra Hinomaru di Tom Porta. \nA seguire alle 18:30 presentazione dell’incontro Emozioni nell’arte – La comunicazione emotiva\, a cura del counselor Simone Rigalza. Le emozioni che proviamo e che ascoltiamo danno vita ad espressioni artistiche.\nE’ necessario e imprescindibile imparare a riconoscere e a cogliere egli stimoli che nascono dai nostri moti interiori: il nostro pensiero si genera e si evolve grazie alle emozioni che ci animano. Per esprimere nella maniera più efficace ed autentica il nostro lato creativo dovremmo imparare a farci guidare dalle emozioni. Emozioni nell’arte\, vogliono essere un punto di ritrovo all’interno di ognuno di noi. \nDalle 19:00 ci si riunisce per la musica in Piazza Giustiniani selezionata da Stemc\, per concludere in compagnia questa prima giornata di eventi dedicati al mondo nipponico. \nIl giorno seguente\, venerdì 5 novembre\, alle ore 18:00\, il ritrovo sarà presso la nostra galleria\, dove verrà presentata la conferenza Incontri in galleria del relatore Armando Battelli\, storico e perito d’arte\, dal titolo “Suggestioni e nostalgie  del Giappone nella pittura occidentale dal XIX secolo ad oggi”. Verrà approfondito il Japonisme\, ossia l’influenza che ha avuto l’arte giapponese sui grandi maestri occidentali\, in particolare sugli artisti francesi. Questa passione per l’arte giapponese non avrebbe avuto luogo se le stampe giapponesi non fossero sopraggiunte in Olanda tramite la Compagnia delle Indie\, e poi diffuse in tutta Europa. Gli artisti europei che vennero influenzati dall’arte giapponese furono: Van Gogh\, Monet\, Manet\, Degas\, Renoir\, Pissarro\, Klimt\, Charles-Louis Houdard e moltri altri\, che scopriremo insieme.\n\n\n\n 
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SUMMARY:“Noncestoria” di Gianni Ansaldi
DESCRIPTION:Il fotografo Gianni Ansaldi\, alle prese con la sua prima opera narrativa\, compone un romanzo dai tratti sperimentali nel quale si alterna\, al posto dei tradizionali capitoli\, una serrata sequenza di prologhi ed epiloghi.\nIl tempo è quello del sogno\, a spirale: passato e presente si intrecciano e si confondono. I due personaggi che animano la storia sono destinati a un incontro fatale.\nUno vive in tanti passati resi irreali dalla memoria\, l’altro in un presente reso irreale dalla chimica dei farmaci. Quando arrivano entrambi in un presente reale per uno dei due è la fine.\n\n\n\n 
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SUMMARY:Inaugurazione dello Studio Rossetti Underground
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SUMMARY:“Verdad Muda” di Evita Andújar
DESCRIPTION:La Galleria Studio Rossetti accoglie la stagione espositiva invernale con l’inaugurazione di “Verdad Muda”\, la mostra personale dell’artista andalusa Evita Andújar\, a cura di Raffaella Salato. La mostra aprirà al pubblico giovedì 25 novembre e sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022. \n“Una narrazione continua che procede per istantanee\, un racconto fatto di fermo-immagini (o\, come si usa dire oggi\, di “screenshot”) che si assemblano in un puzzle complesso\, variegato ed in continua evoluzione: questo è l’universo femminile di Evita Andújar\, protagonista indiscusso della poetica dell’artista andalusa\, la quale opera sempre in bilico – ma con sapiente padronanza dell’intenzione e del gesto – sul crinale che corre tra la figurazione e l’astrazione. \nLa mostra dal titolo ‘Verdad muda’ raccoglie una serie di dipinti del ciclo ‘Stolen Selfie’\, ispirati al paradosso della nostra società ipertecnologicizzata\, sovraesposta ad un flusso continuo di immagini ed informazioni che tuttavia\, spesso\, sono prive di reali contenuti. Le identità che i social network ci rimandano ossessivamente sono solo pallidi simulacri di una realtà che in pochi\, ormai\, si preoccupano di penetrare e conoscere: ecco dunque che l’Andújar stravolge e cancella queste individualità di superficie con lo scopo dichiarato di suscitare una riflessione alternativa\, di spostare il fuoco dall’apparenza alla sostanza. \nLe donne di Evita\, come ella stessa ha più volte spiegato\, sono nel contempo suoi alter-ego ed archetipi della femminilità contemporanea\, racchiudendo in sé da un lato il riflesso delle molteplici sfumature dell’artista\, dall’altro immagini paradigmatiche della Donna di oggi\, immersa in una realtà complessa\, inquieta\, rutilante\, che la costringe ad essere – parafrasando Pirandello – “una\, nessuna e centomila”\, in perenne dialettica con la mutevolezza dei rapporti umani e la fugacità dell’esistenza. \nQuesto senso di inafferrabilità e di provvisorietà\, dal quale nessuno di noi è immune\, si traduce sulle tele di Evita trasfigurandone evidentemente l’elemento protagonista\, lei\, la donna: pur essendo innegabilmente il centro della scena\, come accade nella tradizione del ritratto\, la figura femminile perde la propria identità\, che spesso si liquefà nel dominio della materia pittorica sull’immagine (come in ‘Stolen Selfie 69 o Brezza’)\, a volte si cela o si sottrae volutamente (ad esempio\, in ‘Stolen Selfie 45 o Nascondi ciò che non sei’)\, altre volte\, infine\, si sdoppia in riflessi parziali di sé che non restituiscono mai un identikit definito (‘Stolen Selfie 56 o Nel bianco di domani’).\nIl risultato finale\, agli occhi dell’osservatore\, è quello di un racconto sospeso\, cristallizzato in un frammento di presente che non dà risposte\, in cui la solitudine della donna – nei dipinti di Andújar non vi sono mai personaggi di contorno\, neppure sullo sfondo – diviene simbolo e personificazione dello straniamento del mondo di oggi. In questo senso\, viene quasi naturale il parallelo con le donne di Edward Hopper\, maestro del Realismo statunitense del XX secolo: è come se le tele di Evita\, che hanno un sapore quasi cinematografico\, di fotogrammi di un film girato in interni\, narrassero la nostra crisi personale\, la nostra intrinseca solitudine. Osservare i suoi quadri ha un effetto quasi catartico: è come guardarsi riflessi dentro uno specchio che ci mostra per come siamo\, offrendoci un’occasione per comprenderci meglio nella nostra condizione esistenziale. \nEppure\, nelle tele dell’artista c’è sempre un elemento di speranza\, una tensione tra lo spazio fisico\, il tempo e le emozioni\, una scintilla che ci induce ad interrogarci sul “cosa” e sul “perché”: l’accuratezza della resa di certi particolari nell’ambientazione (che rappresentano per lo più ambienti domestici borghesi)\, l’utilizzo mai casuale della luce e del colore (i blu intensi\, i rossi accesi\, il bianco baluginante)\, le pose o la gestualità delle figure che non appaiono mai passivamente statiche\, ma piuttosto percorse da un’irrequietezza sotterranea composta e controllata\, ci suggeriscono una storia che ancora deve essere scritta\, una chiave di lettura “altra” che affiora attraverso i diversi livelli interpretativi dell’opera\, una verdad muda che preme inesorabilmente per avere voce. “ \nRaffaella Salato\n\n\n\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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