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Le vesti delle Geishe – a cura di Virginia Cafiero

(tempo di lettura 2’30”)

Virginia Cafiero è un’artista poliedrica e una grande appassionata del “paese del sol levante”. Questa predilezione per la cultura giapponese nasce molti anni fa, quando, all’inizio della sua carriera, sperimenta l’uso di diverse tecniche: ceramica, tempere, pastelli, fino a soffermarsi con particolare interesse sull’acquerello. Viene immediatamente conquistata da questa tecnica, che definisce delicata e difficile, perché, come ci spiega Virginia: “Se sbagli non torni indietro, mentre le tecniche come l’olio e l’acrilico permettono di ripassare e correggere l’errore”.

Facendo ricerca sull’acquerello, tra i vari studi si avvicina ovviamente ai paesi orientali, maestri da tempo immemore di questa arte affascinante.

Ha così l’occasione di concentrare la sua attenzione sulle infinite sfumature di questa civiltà, fino ad appassionarsene; una cultura antica, un mondo ricco di contraddizioni, regole rigide e valori, che vive la contemporaneità con un profondo rispetto per ciò che è la tradizione.

Sempre grazie all’appassionata ricerca delle varie tecniche di acquerello, scopre una nuova passione: la carta. Nasce un amore a prima vista: “Ho sempre avuto l’istinto sin da piccina di fare ritagli, tutto quello che potevo tagliare lo tagliavo. Un giorno, sfogliando l’enciclopedia di Diderot, il dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, mi soffermai incuriosita sul capitolo dedicato alla lavorazione della carta. Non si può lavorare con l’acquerello su carta liscia, perché scivola, non assorbe. Questo invece non succede sulla carta porosa, ruvida. Inoltre, la carta ruvida mi piace perché è misteriosa, piena di anfratti, tutti da scoprire. Decisi di fare da sola la mia carta.”

Si costruisce un piccolo telaio con legni di recupero e, non avendo a disposizione le fibre di cellulosa, con degli avanzi di carta impastati realizza il suo primo foglio.

Quando segui il tuo cuore e le tue passioni, la vita ti presenta occasioni che sembrano collegarsi una all’altra, seguendo un filo invisibile, come se fosse tutto parte di un grande piano, percettibile solamente una volta raggiunto.

Virginia, infatti, scorge un binario parallelo tra il mondo della carta e una sua altra grande passione: quella della moda. Ispirata dagli abiti scultura del grande stilista Roberto Capucci, realizza kimono di carta, creata nel suo telaio e colorata da elementi vegetali, foglie, fiori, tè, abiti ricchi di rifiniture e rappresentazioni simboliche.

Seguendo la filosofia orientale, anche per Virginia nella scelta degli abiti nulla è lasciato al caso e ogni immagine e colore ha un significato ben preciso. Ad esempio, ci spiega, il bianco, che nella cultura occidentale è indossato prevalentemente in occasione del matrimonio, in Giappone è un colore per cerimonie spirituali e si veste anche quando una persona muore. La sposa, invece, solitamente indossa un kimono rosso, come segno di potere. Alle ragazze nubili è proibito indossare determinati colori e tipologie di abiti. I kimono sono una vera e propria poesia: ogni fenomeno naturale, dalla pioggia alla nebbia, è rappresentato da un colore, e la flora e la fauna ricamati assumono ben precisi significati: la carpa è un pesce sacro, la gru augura benessere e felicità, le ninfee simboleggiano la purezza. La cultura giapponese è profondamente legata alla natura, e gli abiti vengono indossati in armonia del mese e delle stagioni: cambia la natura, cambia la veste, cambia la persona.

Virginia ha lavorato con noi in occasione della mostra Hinomaru, realizzando le opere-installazioni site-specific che hanno fatto da cornice ai quadri di Tom Porta, anch’egli rinomato appassionato dell’arte nipponica. “Condividiamo la stessa passione e si percepisce la presenza di questo amore nelle opere di Tom Porta. Ha un modo di lavorare che cattura, una manualità ed una tecnica pittorica che è sia istintiva che curata nel particolare, e questo proprio perché ha una passione dentro che lo muove. Gli aviatori hanno un’espressione vigorosa, che fa pensare a tante cose, la guerra, la battaglia. Le geishe, mostrate principalmente di schiena, sono di un’eleganza e raffinatezza senza tempo, ci raccontano di un mondo poetico e contraddittorio.”

Virginia Cafiero

Virginia Cafiero crea impasti di carta con meticolosa pazienza attraverso un attento e minuzioso processo di lavorazione, ai quali unisce elementi vegetali, che modella in sottili forme irregolari, dalle ruvide superfici e dai colori naturali. Nascono così abiti in carta, kimono composti di buste da tè. Collabora con numerosi spazi artistici cittadini ed espone le sue opere di carta in tutta Europa. Ha realizzato mostre ed installazioni per alcuni musei di Genova, quali il Museo della Commenda di Prè, il Museo Galata del Mare e il Museo di Sant’Agostino.