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Davide Puma presenta le sue nuove opere

(tempo di lettura 1’.25’’)

Davide Puma ci racconta la sua opera “The precious garden”, realizzata nell’ultimo mese e adesso esposta presso la galleria Rossetti Arte Contemporanea.

LA NUOVA SCELTA CROMATICA

“I giardini presentati due anni fa, in occasione della mostra presso la vostra galleria, avevano una cromatica che giocava molto sui colori caldi e non c’era questo contrasto tra colore caldo e colore freddo. Qui invece sento proprio di creare dei forti contrasti tra i due toni e c’è una composizione molto barocca. Ovviamente ho studiato la pittura barocca soprattutto il Tiepolo e il Tiziano. C’è un uso dei verdi nella cromia del cielo, che è un colore che adesso mi sta molto prendendo, sempre mescolato al blu. Poi c’è una voglia di decontestualizzare alcuni soggetti che appartengono alla natura: i fiori sono volanti, ci sono delle sfere che rendono l’atmosfera più sognante, più magica. Poi ci sono delle licenze pittoriche che mi sono preso, in questo caso di creare un piccolo cielo stellato o aggiungere delle linee geometriche, che servono per un discorso compositivo e allegorico, per rafforzare il linguaggio della pittura. Il soggetto non segue, quindi, una narrativa totalmente verso la natura, ma è verso la pittura, che rappresenta la natura.”

IL CAMBIAMENTO INTERIORE

“Questo cambiamento coincide con un mio cambiamento interiore e personale. Io penso sempre che la scala cromatica coincida con una scala emotiva che abbiamo dentro di noi. Perciò è cambiato proprio l’assetto, c’è stato uno spostamento emotivo e di conseguenza anche i colori cambiano. E’ giusto che sia così, penso che l’artista che è in ascolto e in connessione con se stesso non possa non riportarsi sulla tela, o in maniera cromatica o con la scelta dei soggetti.”

L’ANIMALE

“Ho sempre detto che i miei giardini sono di un’altra dimensione, dipingo un’eden. Nei giardini di qualche anno fa c’erano delle presenze più timide, piccoli uccellini. Adesso ho iniziato a mettere degli elementi animali grandi e in primo piano, come fossero dei custodi all’entrata di un portale che trasporta in un’altra dimensione.”