La realtà non può essere definita con un semplice fotogramma, essa cambia a seconda del punto di vista, della luce e da altre condizioni.
Nelle sue opere, Porta racchiude la filosofia di un popolo, la sua eleganza sussurrata, il suo rigore, la sua memoria sempre presente ma mai invasiva: esattamente quello che riaffiora attraverso pennellate brevi e veloci che catturano la mente.
Seppure intimi, nella dimensione del ritratto, i soggetti sono rappresentati con spontaneità, in pose fugaci, ma sono in grado di generare un’empatia tra noi e loro tale da farci pensare di averli già incontrati.
Ci parlano delle loro vite che sembrano intrecciarsi con le nostre.
Ci lasciano con il desiderio di ascoltare il racconto dei loro vissuti e delle loro esperienze.
La delicatezza e la leggerezza che attraversano le tele di Davide Puma conducono ad una riflessione sulla natura e sulle leggi superiori che la determinano e permettono ad ogni elemento che fa parte di essa di muoversi e di mutare. La vegetazione è descritta con precisione, conoscenza ed estrema consapevolezza ma diventa iconica perdendo il riferimento con il reale e con la sua materialità.
Un passato abbandonato, ma ancora esistente, che si interfaccia con la modernità e lascia spazio ad altre manifestazioni e rivive grazie all’espressione vivace della natura e della street art contemporanea.
L’impact è il risultato di un atto, che attraverso la performance si concretizza. In questo modo l’opera diviene il risultato finale dell’intero processo creativo. L’impact è un simbolo nel quale si può trovare espresso il valore che, oggi, la società attribuisce al potere dell’impatto, dello shock.
“La ruggine, questo termine dispregiativo, che io trasformo in immagine di bellezza! Amo le linee leggere che si ricamano sulla superficie metallica, quei colori caldi, quella perfetta metafora del cambiamento che il tempo esercita su tutto.” (Roberta Ubaldi)
