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ERASED. La cancellazione delle consuetudini di Paolo Ceribelli

Testo di Annalisa Ramos

In occasione della mostra ”Erased”, Paolo Ceribelli pone in essere l’evoluzione dell’indagine personale a cui, ormai da anni, si dedica con accurata dedizione. Fin dagli albori della sua ricerca artistica, lo studio di Ceribelli trova espressione prima nell’iconografia-simbolo del Soldatino di plastica (2006) e dopo del Cavallo di Frisia o Barricata anticarro (2016), entrambe figure universalmente riconoscibili e riconducibili all’immaginario bellico.

Nell’attuale ciclo l’artista propone una chiave di lettura volta allo stravolgimento dell’oggetto: l’obiettivo è propriamente quello di ribaltare la percezione dell’osservatore affinché scardini il significato convenzionale attribuito ad un simbolo, con l’intento successivo di condurlo a sviluppare una propria analisi sulla complessità della natura umana.

Con questa finalità, le icone della guerra vengono estraniate, decontestualizzate. L’utilizzo del colore va a modificare la percezione dell’oggetto stesso ed attraverso la ripetizione metodica e seriale delle forme, talvolta ossessivamente ordinata e talvolta deliberatamente disordinata, l’idea consuetudinaria che esse rappresentano si cancella. 

Ed ecco che assistiamo alla nascita di una rappresentazione olistica, dove pensieri di pace e guerra emergono e convivono in una complessa totalità ben più significativa dei concetti identificabili nelle singole forme.

Il Cavallo di Frisia è un simbolo cardine, che nel corso degli anni l’artista realizza di diverse dimensioni, colori e materiali. Emblema classico del limite oltre il quale, con difficoltà, riusciamo a spingerci, dal quale ci sentiamo allontanati. Nel lavoro di Ceribelli, però, le barricate anticarro di “War and Peace Structure” si abbracciano in un groviglio collettivo e diventano una catasta che sembra esser stata accumulata ed abbandonata. Come inerti, una volta considerate nella complessità del loro insieme, perdono la funzione originaria di limite e di barriera. Non le avvertiamo più come ostacolo; al contrario, l’artista crea una contrapposizione alla nostra sensibilità e le barricate si fanno simbolo di resa, di pace.

Alla serialità della ripetizione, l’artista collega la simbologia della figura del cerchio, anch’essa fondamentale nella sua personale poetica. La figura circolare è, per consuetudine, la forma emblematica del tempo ciclico, infinito e perfetto. Ma la costante matematica che dà una dimensione a questa forma è il pi greco, un numero irrazionale con infinite cifre decimali che non si ripetono mai. Una circonferenza, all’apparenza così perfetta ed immutabile, è un grande contenitore che raccoglie infinite possibilità di sviluppo ed interpretazione, senza inizio e senza fine.

Il cerchio come figura simbolo di un sentimento soggettivo che può rappresentare due forze opposte, quella centripeta e quella centrifuga, immagini di protezione o di allontanamento.

Anche l’opera “Untitled” offre un punto di vista profondamente personale a seconda della percezione dell’osservatore. L’opera, una timbratura realizzata in acrilico su carta, è un dittico le cui parti sono speculari e contrastanti. La leggerezza del materiale scelto per la rappresentazione deve invece sostenere il greve rimando dei suoi soggetti, i Cavalli di Frisia. L’opera fa riferimento al principio della filosofia cinese del Taoismo che mette in luce l’essenzialità dell’equilibrio tra forze opposte e complementari: proprio come le forze di guerra e pace che vivono in noi, che l’artista ci invita ad accogliere con un atto di assunzione di responsabilità e coscienza.

Paolo Ceribelli non fonda la sua ricerca artistica su alcun pensiero militaristico, né il suo intento è quello di imporre una posizione prevaricante: obiettiva è l’analisi critica e costruttiva del sé e delle proprie guerre interiori. In questa mostra l’artista compie, infatti, un ulteriore passo avanti nella sua ricerca ed auto-analisi, si spoglia delle paure e materializza la sua lotta interiore. La necessità e la volontà di oltrepassare il proprio limite è percepita nelle timbrature dell’opera “Cloud”, in cui Ceribelli mette finalmente in atto il gesto liberatorio che si avvicina al disordine e all’astrazione, per spezzare i rigidi meccanismi di ostinata perfezione che è sempre stata parte della sua poetica.

La tendenza alla guerra e il desiderio di pace sono forze che convivono nell’essere umano e ne condizionano l’interpretazione della realtà circostante. Nella mostra “Erased” assistiamo alla cancellazione delle consuetudini per fare spazio alle proprie percezioni, alle ricerche profonde dell’opposto di sé e alla consapevolezza delle proprie lotte interne, punto di partenza per il miglioramento personale. E’, infatti, l’osservatore a decidere se considerare quello che può sembrare un messaggio inequivocabile come una dichiarazione di guerra o di pace.